(pubblicato su amadeusonline.net)

«Per mesi non ho detto niente perché avevo paura di rompere le scatole alla gente. Alla fine mi sono reso conto che è meglio raccontare, è meglio spiegare. Ho un tumore, non è operabile. I medici mi hanno detto che nei prossimi mesi devo annullare ogni altro impegno che non sia curarmi». È passato circa un anno da quando Gianmaria Testa rompeva il riserbo che l’aveva sempre contraddistinto e annunciava, dalle pagine di “La Repubblica”, di essere malato di tumore. Da qualche mese aveva sospeso i suoi impegni artistici e le voci sul suo stato di salute si rincorrevano accreditandogli le più svariate malattie. Così aveva deciso di spiegare personalmente la sua condizione.

A distanza di un anno il cantautore piemontese ci ha lasciati, uscendo di scena in punta di piedi, senza grosso clamore, come poi è stata tutta la sua storia artistica e la sua musica, che raccontava di migranti, contadini e gente comune.

Nato a Cavallermaggiore (in provincia di Cuneo) il 17 ottobre 1958 da una famiglia di agricoltori, Gianmaria Testa è stato per molti anni ferroviere pur portando avanti sempre la sua passione per la musica. In Italia l’abbiamo scoperto tardi, dopo che i nostri vicini francesi gli avevano tributato il meritato successo, riempiendo teatri come l’Olympia di Parigi per poter ascoltare le sue canzoni, figlie della tradizione dei cantautori francesi.