di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net)

È iniziata la prevendita dei biglietti per l’appuntamento del 7 luglio 2004 all’Auditorium di Milano. Appuntamento che si preannuncia di quelli storici, sia per l’esibizione di un grande mito della storia del blues, sia perché l’artista statunitense ha annunciato che quella di quest’anno sarà la sua ultima tournée in Europa (con sole quattro date in Italia).
Sul palco dell’Auditorium insieme a B. B. King (all’anagrafe Riley Ben King poi diventato Blue Boy King) si esibiranno James Golden (tromba, direttore musicale), Stanley Abernathy (tromba), Melvin Jackson (sassofono), Walter King (sassofono), Charlie Tennis (chitarra), Reggie Richards (basso), Leon Warren (chitarra), James Toney (keyboards), e Calep Emphrey (batteria).

Nato nel 1925 a Itta Bene (Mississippi), dopo aver fatto parte del coro della sua chiesa e di un quartetto gospel, a sedici anni, per pochi dollari, acquista la sua prima chitarra. Grazie al cugino Bukka White, famoso chitarrista e cantante, scopre il blues. Appena diciottenne decide di andare a lavorare come mezzadro a Indianola (Mississippi).
Spinto dal mito di personaggi come Louis Jordan, Blind Lemon Jefferson, T-Bone Walker, e grandi chitarristi jazz come Charlie Christian e Django Reinhardt, nel 1946 Riley Ben King, con la chitarra in spalla e due dollari e mezzo in tasca, si trasferì a Memphis (Tennessee), per entrare nella band del cugino Bukka White e per tentare la fortuna come musicista. King impara così bene i trucchi del mestiere che due anni più tardi suonava già per la radio e nei club, per poi passare a fare il disc-jockey con il nome “The Beale Street Blues Boy”, poi come “Blues Boy King”, e infine come “B. B. King”.
Il suo debutto discografico arrivò nel 1949 e, due anni dopo, con il brano Three O’Clock Blues ottenne il suo primo vero successo: da quel momento B. B. King diventò uno dei musicisti più acclamati e ricercati della “musica del diavolo” (si pensi che nel 1956 riuscì ad esibirsi in ben 342 spettacoli). Rimasto sempre fedele al blues (riscuotendo enorme successo con brani quali Sweet Sixteen e Don’t Answer the Door), con il passare degli anni diventarono sempre più numerosi i giovani, non solo neri, che lo presero come punto di riferimento. Nel 1969 fu chiamato dai Rolling Stones perché suonasse in apertura dei loro concerti.
Insieme alla sua popolarità, nel tempo, è cresciuto anche il mito della chitarra Gibson che l’ha accompagnato per più di quarant’anni di attività: Lucille. Nel 1982 la Gibson, in onore del bluesman, ha creato il modello “B. B. King Lucille”.
L’artista statunitense è stato per più di quarant’anni anni uno dei maggiori esponenti del blues: all’inizio il suo uditorio era composto dai mezzadri e dai braccianti delle piccole città sul delta del Mississippi, oggi sono le folle di tutto il mondo. Anche il suo messaggio musicale non è cambiato, e ogni sua nota, che suoni o che canti, esprime ancora i suoi sentimenti più profondi.