di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus)

Chicago è considerata una delle dieci città più influenti al mondo. Windy City (così è soprannominata per il costante vento che rende mutevole il suo tempo), è la terza metropoli per popolazione degli Stati Uniti, edificata lungo le sponde del Lago Michigan, conta circa 9.600.000 comprendendo l’area metropolitana. La sua storia inizia soltanto nel 1833 e soltanto 38 anni dopo viene quasi interamente distrutta da un incendio. Ma proprio questo evento crea le premesse per far nascere una delle città più vitali degli States: da quel momento si sviluppa una corrente architettonica, che verrà chiamata la Scuola di Chicago, che fino ai primi anni del Novecento, promosse l’uso di nuove tecnologie per la costruzione di edifici commerciali, impiegando strutture in acciaio come elemento portante degli edifici, e introducendo canoni estetici nuovi. Negli anni ’20 e ‘30 dello scorso secolo Chicago divenne celebre per la presenza massiccia della mafia, con la figura di Al Capone su tutti, che la trasformarono in una delle città più violente e corrotta degli States, ma anche la città dove confluirono molte realtà musicali degli States. Ora la Windy City ha cambiato in qualche modo aspetto sociale divenendo un centro finanziario e industriale importante e uno dei maggiori centri fieristico/espositivi mondiali.

Il Pritzker Music Pavilion al Millenium Park

Nucleo nevralgico della città è il Downtown (o Loop per via della metropolitana che si snoda lungo un percorso circolare), attraversato da nord a sud da quel pezzo della Michigan Avenue, famosa come il Magnificent Mile, che si caratterizza per i negozi esclusivi, i palazzi tipici per l’architettura, gli scorci dei ponti sul Chicago River, per poi arrivare al Millenium Park, dove si possono ammirare nuove costruzioni, come il Cloud Gate di Anish Kapoor (che ormai ha acquisito il nome di The Bean), una struttura a specchio a forma di “fagiolone”, che riflette deformandolo lo skyline dei grattacieli circostanti; oppure l’Auditorium “open air” progettato dall’architetto Frank Gehry, che utilizzando pannelli e strutture ondulate d’acciaio, all’esterno, e legno, internamente, è riuscito a realizzare un’opera che ben si integra con il verde del parco. Tutto questo a pochi passi dalle due istituzioni culturali più importanti di Chicago: la sala da concerti della Chicago Symphony Orchestra e l’Art Istitute of Chicago (appena arricchita dalla nuova ala progettata da Renzo Piano). Ma il Millenium Park (con l’adiacente Grant Park) è anche la sede di numerosissimi festival musicali, che raccolgono appassionati di diversi generi: classica, country, jazz, world music, opera, danza e blues.

Ed è proprio questo genere musicale che ogni metà giugno attira nella Windy City molte migliaia di persone per assistere al Chicago Blues Festival, che è considerata la più grande e affollata rassegna blues gratuita al mondo. Nell’arco di tre giorni, su 5 palchi si alternano artisti leggendari accanto ai nuovi talenti, che da mezzogiorno fino a tarda sera propongono una serie di concerti d’altissimo livello. Spesso gli stessi artisti trovano il modo di improvvisare jam sessions anche all’interno dei viali del parco, tra gli stands culinari e di merchandising. Cosa che da queste parti sembra quasi normale, come ci dice Luca Giordano, giovane musicista italiano che è sbarcato qui per cercare fortuna. «È una città in cui tutto può accadere… quando sei lì a farti una birra, e ti accorgi all’improvviso che al tuo fianco c’è George Benson, oppure ti ritrovi sul palco con Jim Belushi o a un barbeque nella Southside con buona parte della Muddy Waters Band… allora realizzi che quella città è Chicago».

A COLLOQUIO CON LUCA GIORDANO
Nato a Teramo nel 1980, Luca Giordano dopo una rapida e prommettente carriera in Italia, ha scelto di tentare l’avventura americana, approdando nella città del blues, dove in breve tempo ha trovato il modo di inserirsi da protagonista.
Quando sei arrivato a Chicago?
Ho messo piede per la prima volta a Chicago nel 2005, dove ho avuto la fortuna di conoscere uno dei più grandi chitarristi d’oggi: Mr. Chris Cain, con cui l’anno dopo sono venuto in tour in Italia. Ho passato mesi e mesi girando per gli innumerevoli locali del circuito blues, esibendomi in jam session di tutti i tipi.
Quali locali di blues consiglieresti a chi viene nella Windy City?
Tappa fondamentale che consiglio a tutti i musicisti e agli appassionati, è sicuramente il Rosa’s Lounge di Tony Mangiullo, dove si può venire a contatto con vere leggende della musica nera in un’atmosfera amichevole e familiare. Poi naturalmente il Buddy Guy’s Legend, il Kingston Mines e il B.L.U.E.S. On Halsted.
Come sei riuscito a inserirti nel mondo musicale di Chicago?
Con costanza, mi sono guadagnato credibilità e rispetto nel circuito, attirando l’attenzione con esibizioni sporadiche. In seguito sono arrivati i primi ingaggi: Les Getrex Band, J. W. Williams Band, la James Wheeler Band (al Chicago Blues Festival) ed Eric Davis. Dopo anni di collaborazioni, e dopo tanta tenacia vieni accettato come “uno di loro”, con stima e simpatia. In una realtà così ampia, a differenza dell’Italia, non esistono competizioni e protagonismi… ma basta poco per perdere credibilità e considerazione. Chicago è una tappa fondamentale, a mio avviso, per chi ha scelto di fare della musica la propria vita.