di Riccardo Santangelo
(testo alternativo inedito)
Bisognerebbe chiedere a chi ha lavorato nell’ “Area 51” se David Bowie fosse per caso uno di quegli alieni che transitarono da lì nel 1947. Perché le date coincidono: la nascita di Bowie e il presunto abbattimento di una navicella spaziale extraterrestre, sono di quell’anno. In più la sua vita (quella artistica) ha da sempre trovato nella metafora con altri mondi la chiave per raccontarci il tempo che stavamo vivendo. Passando da pezzi come Life on Mars?, Starman, Heroes, Space Oddity fino a Blackstar, brano e titolo del suo ultimo album uscito proprio due giorni prima della sua morte (l’8 gennaio, anche data del suo 69° compleanno).
La carriera di David Robert Jones (suo vero nome) prese il via a metà degli anni Sessanta, e fin da subito si presentò al pubblico come un artista “trasformista”, che poteva essere “alieno” e “terreno” nel contempo. In cinque decenni Bowie ha operato una propria trasformazione della musica rock, reinventando nel tempo il suo stile e la sua immagine, e assumendo gli alter ego di Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler e The Thin White Duke (noto in Italia come il “Duca Bianco”). Pur essendo un compositore soprattutto di musica rock, l’artista britannico ha anche percorso i sentieri del folk acustico, elettronica, krautrock, glam rock, soul, divenendo maestro per le generazioni successive.
Alla carriera di compositore e musicista Bowie ha affiancato quella d’attore, interpretando da protagonista o no, pellicole come L’uomo che cadde sulla Terra, Miriam si sveglia a mezzanotte, Furyo, Tutto in una notte, Absolute Beginners, Labyrinth, L’ultima tentazione di Cristo.
La sua morte avvenuta il 10 gennaio a New York, dopo 18 mesi di lotta contro il cancro, ha colto di sorpresa tutti e, come già detto, è arrivata pochi giorni dopo l’uscita del suo ultimo album, dal titolo Blackstar. Ma ancor di più essa è giunta dopo la pubblicazione del video del brano Lazarus (contenuto nel disco). Una interpretazione scioccante, e forse anche profetica, in cui Bowie si presenta disteso in un letto, simile a quelli d’ospedale, con indosso una camicia da notte e bendato; accompagnato da una musica incalzante, quasi tetra, che mozza il respiro. Un’uscita di scena degna della sua arte.
