di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – incompleta)
Perché una collana digitale e chi e/o cosa ti ha spinto a questa scelta?
«La collana è maturata all’interno del gruppo editoriale Outhere che ha da sempre rivolto uno sguardo attento all’evoluzione digitale: tutte le pubblicazioni del gruppo, come per esempio quelle su etichetta Alpha o Ricercar escono da tempo nella duplice veste fisica e digitale, ma già da un paio d’anni Fuga Libera, l’etichetta da cui ha preso origine Outhere, sta sperimentando la distribuzione soltanto digitale; in queste settimane il gruppo ha lanciato l’applicazione Alpha Play, che è un’assoluta novità nell’ambito delle etichette indipendenti di musica classica. Il presidente del gruppo, Charles Adriaenssen, ha quindi accolto con entusiasmo la mia proposta di creare, all’interno dell’etichetta Arcana, una collana di dischi “only digital”.
Lo stimolo concreto alla creazione della collana è stato il desiderio di dare uno spazio a tante proposte interessanti, che sarebbe stato difficile accogliere nella normale programmazione editoriale di Arcana. C’è una contraddizione sempre più evidente tra la produzione discografica su supporto fisico, molto vivace e sovrabbondante, e un mercato del disco sempre più ristretto, con le grandi catene che riducono lo spazio, i negozi indipendenti in crisi e le nuove generazioni che hanno cambiato le abitudini di ascolto… Per le pubblicazioni più sofisticate e di nicchia è sempre più difficile raggiungere gli scaffali dei negozi, con conseguente frustrazione del produttore ma anche dello stesso artista, che vorrebbe vedere il disco in vetrina e invece…».
Secondo te quanto spazio può esserci per la produzione digitale nel mondo della classica?
«La distribuzione digitale, specialmente per la musica antica, potrebbe risolvere il problema della visibilità, permettendo di raggiungere un numero di appassionati enormemente superiore a quello dei frequentatori dei negozi e degli acquirenti del prodotto fisico. Sul piano della promozione, Arcana ha il vantaggio di far parte, dal 2012, del gruppo Outhere che ad ogni uscita dedica una grande visibilità attraverso i propri social network.
Va comunque precisato che i dischi della collana hanno sì una distribuzione esclusivamente digitale, ma è sempre prevista una piccola tiratura fisica, ad uso dell’artista che può così vendere il Cd durante i concerti, che sono sempre una buona occasione per la vendita».
La scelta di orientare la produzione nel repertorio della musica antica deriva da una convinzione precisa?
«In realtà il catalogo di Arcana non si limita alla cosiddetta musica antica, ma arriva ad Arnold Schoenberg e a Claude Debussy, passando attraverso il classicismo viennese (integrale dei quartetti per archi di Haydn e delle sonate per pianoforte di Schubert). Tutte le registrazioni sono accomunate da un approccio storicamente informato e quindi dall’uso di strumenti d’epoca, dall’attenzione alla prassi esecutiva ecc.
Certamente nella produzione di Arcana è evidente una predilezione per il repertorio italiano fino al Settecento, ma direi anche per gli interpreti italiani. Arcana è nata in Francia, a Nantes per la precisione, nel 1992, ma fin dall’inizio il suo fondatore, Michel Bernstein, con notevole lungimiranza, fondò parte del successo dell’etichetta con dischi affidati a giovani italiani come Fabio Biondi, Rinaldo Alessandrini, Fabio Bonizzoni, La Reverdie, Enrico Gatti… Arcana è tutt’ora un’etichetta francese, ma l’impronta italiana si è accentuata dal 2008, da quando cioè ne sono diventato il direttore artistico, proseguendo collaborazioni nate ai tempi di Bernstein e avviandone di nuove come per esempio Zefiro, Odhecaton, Andrea De Carlo, VivaBiancaLuna Biffi. Mio intento è di dare spazio alla nuova generazione di interpreti come nel caso di Simone Vallerotonda».
La prima uscita vede protagonisti Simone Vallerotonda e Giovanni Zamboni, raccontaci in sintesi la genesi e perché proprio questo esecutore e questo autore?
«Questo progetto s’inquadra perfettamente nella linea editoriale dell’etichetta: una figura poco nota ma di straordinario interesse dal punto di vista storico (l’ultimo esponente della gloriosa scuola liutista romana, contemporaneo di Corelli…) ma soprattutto artistico, come testimoniano le sue Sonate d’intavolatura di leuto pubblicate nel 1718. Simone Vallerotonda le ha in repertorio da anni e lo scorso 12 giugno le ha eseguite sull’Isola di San Giulio di Orta, nell’ambito del Festival Cusiano di Musica Antica, in un concerto che è anche stata l’occasione per presentare ufficialmente il disco. I tempi erano insomma maturi per registrarle. Simone Vallerotonda è un interprete di grande talento, all’altezza dei due liutisti che hanno collaborato in passato con Arcana, Nigel North ed Evangelina Mascardi».
I prossimi progetti dell’etichetta su cosa verteranno?
«Nella collana digitale è in uscita un disco di Irene De Ruvo dedicato al genovese Giovanni Battista Dalla Gostena, registrato sullo splendido organo Graziadio Antegnati (1595) della Basilica di Santa Barbara di Mantova – il disco sarà presentato ufficialmente il 12 luglio a Milano nella chiesa di San Maurizio in un concerto che vedrà la partecipazione straordinaria del liutista Paul O’Dette.
Dopodiché seguirà un’antologia di cantate del Settecento napoletano, con il controtenore uruguagio Leandro Marziotte; una monografia dedicata a Fernando Sor registrata da Francesco Romano sulla chitarra Luis Panormo (1835) conservata al Conservatorio di Musica di Firenze… Parallelamente la normale programmazione ‘fisica’ continua, con le nuove uscite di Zefiro, Odhecaton, Enrico Gatti…».
Come sei arrivato a occuparti di musica e del mondo discografico?
«Lo studio del pianoforte, la laurea in musicologia conseguita a Cremona nel 1992 e, soprattutto, la grande passione per l’ascolto della musica registrata e in particolare della musica antica… credo siano questi gli elementi che hanno condizionato il mio percorso professionale portandomi ad incontrare prima Michel Bernstein e l’etichetta Arcana e, da pochi anni, Charles Adriaenssen con tutti i collaboratori del gruppo Outhere con cui c’è un confronto continuo. La loro grande professionalità è uno stimolo a migliorare. Con grande umiltà imparo ogni giorno qualche cosa di nuovo, specialmente per quanto riguarda l’evolouzione tecnologica: il futuro della musica registrata passa inevitabilmente da qui».
