di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
È indispensabile per la vita ma si muta in veleno se preso in quantità elevate. Il sale è stato “oro” per migliaia di anni: merce di scambio e di conservazione, pilastro economico di diversi imperi. La sua importanza gradualmente è svanita, e con essa il valore delle vie che servivano al suo trasporto. Quei tragitti resistono in aree remote (come il Sahara), ma qui in Europa sono ormai percorsi per viaggi avventurosi. Questo è il punto di partenza che ha portato Michele Gazich a pubblicare il suo nuovo disco da solista: La via del sale.
Il lavoro dello scrittore di canzoni e pluristrumentista bresciano non è un racconto geografico bensì “politico”, in cui la metafora con i tragitti del sale serve per parlare dell’Italia e dell’Europa di oggi sottolineando che lentamente anche le vie degli oleodotti saranno come quelle del sale: dimenticate. Ma è anche un percorso per ritrovare strumenti in disuso, come il piffero dell’Appennino (oboe popolare dal suono dolce e potente, suonato da Stefano Valla) e la zampogna del Sannio (dove nacque in epoca pre-romana, suonata da Jacopo Pellicciotti). Come lo stesso Gazich spiega questo «è il tentativo dell’edificazione di un folkrock effettivamente italiano, senza prestiti anglosassoni o americani. […] Ho perciò strappato questi strumenti alle loro terre e ho contestualizzato il loro rimpianto, il loro grido e il loro lamento in musiche e parole che ho composto oggi per raccontare l’Europa di oggi, fatta di resti industriali, maestose rovine del terziario, biblioteche sommerse dalle acque, città distrutte, migrazioni e barricate: le nostre contemporanee Vie del sale». Si ascoltino ad esempio i brani per le “ferite” della terra e della cultura, come Collemaggio (dedicata al terremoto dell’Aquila) e La biblioteca sommersa (ispirata allo sprofondamento dell’edificio contenente gli archivi della città di Colonia nel 2009). Oppure per le “ferite” dell’anima: Storia dell’uomo che vendette la sua ombra (sul rapporto tra male e bene, ma anche tra figlio e madre, interpretata dalla stupenda voce di Rita Lilith Oberti), Una lettera dalla barricata (in cui il richiamo alla lotta è quello culturale, contro le barbarie di ogni tipo, di questo e dello scorso secolo), e Fontanigorda (paese sulla via del sale ligure e pezzo solo strumentale dedicato al poeta Giorgio Caproni, violinista mancato). Ancora molto si potrebbe scrivere su questo straordinario disco di Gazich, meglio scoprirlo ascoltandolo.
La via del sale
Michele Gazich
fonoBisanzio, distr. Ird, 2016
