di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeusonline)
L’avevo prevista diversa questa giornata. Uguale alle altre ma diversa. Il computer, il lavoro, la scrittura e la sistemazione di alcuni piccole cose lasciate indietro. È autunno e Milano si veste del suo vestito più consono: quello grigio. Magari più tardi piove. A sentire che anche il poeta Leonard Cohen se ne andato, in questo maledetto 2016, ho ripensato a Famous Blue Raincoat e alla sua infinita dolcezza. Un “impermeabile” che servirebbe in questo autunno che inizia a far sentire i suoi freddi.
In molti hanno evocato il tuo nome alla notizia del Nobel a Bob Dylan, e forse avresti potuto meritartelo ancora più poeta di Bob; ma sei stato, ancor di più di Dylan, lontano dal frastuono del mondo, e la consegna dell’onorificenza a te, avrebbe provocato ancora più rumore.
Per chi non avesse avuto il privilegio di sapere chi è stato Leonard Cohen, vada ad ascoltare brani come Suzanne, So Long Marianne, Sisters of Mercy, Bird on a Wire, Waiting for the Miracle, First We Take Manhattan, The Partisan, e quella Hallelujah che è un inno spirituale, un canto estremo, sospeso tra sacro e profano. Nel 2009 al Coachella Music Festival a Indio (California) avevi intonato questa canzone a modo tuo, vestendola di sacralità ma spogliandola degli orpelli vocali che l’hanno trasfigurata in canzoncina da telent show.
Lo ammetto non sono stato un tuo fans così fedele come avresti meritato. Forse perché non ho mai creduto di essere all’altezza di comprenderti fino in fondo. Ho avuto modo di ascoltarti solo una volta, molti anni fa, nel fu Teatro Smeraldo (ora sede, disgraziatamente, dell’eredità “ripulita” di quella “Milano da bere” molto lontana dal tuo mondo). Fui avvolto da un’atmosfera rarefatta: la tua voce lieve e la poesia in musica che raccontavi, in un teatro sideralmente silenzioso.
Ora torno alla mia giornata diversamente uguale alle altre. Più triste aspettando che quest’anno abbia termine. Fuori ha iniziato a piovere. Magari per uscire metterò l’impermeabile
