di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Cosa potrebbe legare i ricco mondo anglossassone al poverissimo Mali? Perché artisti come Ry Cooder e Martin Scorsese si sono rivolti verso il paese africano per trovare nuovi “spunti”? La risposta è nel blues: quel suono che insieme agli schiavi ha percorso la rotta tra l’Africa occidentale e gli Stati Uniti e che si può ritrovare sia nella chitarra di John Lee Hooker che in quella di Ali Farka Toure. «Noi il blues lo abbiamo sempre fatto, ma qui ha un altro nome, si chiama sonhai, thanghana», afferma il musicista maliano, «Il blues è la musica che l’America ha fatto propria senza riconoscere il suo debito verso l’Africa». In parte Toure ha ragione: ascoltando i suoi primi dischi Red (1982) e Green (1988) (riediti nel 2004 dalla World Circuit Records) si sente l’“odore” del sound primordiale, che suona nello stesso modo lungo le rive del Mississippi e del Niger.
Ma d’altro canto però la spinta propulsiva è stata diversa: se negli Stati Uniti il blues è nato per esprimere la sofferenza e l’emarginazione dei ghetti neri, in Mali invece è sempre stato un fatto di dinastia. Lì il musicista è un griot (discendente ereditario dei Jali, una casta da sempre importante nella struttura sociale), a cui è stato affidato il compito di tramandare oralmente la vita, la storia e i costumi del proprio popolo.

Se Salif Keita è considerato l’artista ambasciatore della musica dei griots, il musicista che più di ogni altro ha contribuito a far conoscere il suono del veccho Sudan in tutto il mondo è stato proprio Ali Farka Toure, che insieme a Ry Cooder e il produttore Nick Gold registrarono nel 1992 Talking Timbuktu, il disco-capolavoro vincitore del Grammy Award 1995.

Rokia Traoré

Nuova figura della musica del Mali è Rokia Traoré: la cantante è l’ultima esponente di una tradizione musicale che non è solo maschile, ma che permette alle donne (cosa molto strana per la cultura africana) di intonare il proprio “blues” (anche se scoraggia le esibizioni in pubblico). Dalla voce amaliante e sensuale, autrice di canzoni che parlano dei suoi avi e della dignità delle donne della sua terra, Rokia è una “regina” d’ebano che non sfigurerebbe sulle passerelle dell’alta moda. Appena trentenne la Traoré ha già all’attivo tre album e un dvd dal titolo Live, in cui viene riproposta quella straordinaria festa di suoni e ritmi, tra modernità e tradizione, che sono i suoi concerti.

Ma come si è detto all’inizio, il viaggio nella musica del Mali è il percorso di sola andata degli schiavi e che, inconsapevolmente, hanno acceso la miccia del blues. Il viaggio di ritorno invece l’ha voluto raccontare Martin Scorsese nel film Mississippi to Mali, dove l’emergente bluesman Corey Harris torna in terra africana per riscoprire i “semi” di quel suono che negli Stati Uniti ha trovato fortuna, ma che il Mali ha saputo coltivare.