di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)
Parliamoci chiaro: questo non è un disco antologico, anche se le canzoni contenute sono straconosciute; i soli arrangiamenti di Paolo Jannacci, figlio di Enzo, ne fanno un disco nuovo (si prenda come esempio il brano El purtava i scarp del tennis). Sedici canzoni del repertorio “milanese” del “dutur” riproposte senza stravolgere gli originali, ma aggiungendo nuova vitalità tra jazz e vera canzone d’autore.
3-6-2005 è la data in cui Enzo Jannacci compirà settant’anni, la maggior parte impiegati a fare musica, fin dall’inizio, ad altissimo livello, insieme a personaggi come Giorgio Gaber, Adriano Celentano, Ricky Gianco, Dario Fo, Stan Getz, Gerry Mulligan, Chet Baker, Franco Cerri e Bud Powell.
Con questo disco l’autore milanese torna a cantare in dialetto, linguaggio che non vuole essere di “chiusura”, ma invece un tramite per riproporre mondi e temi perduti. «Il dialetto era una forma di espressione immediata», racconta Jannacci: «noi in casa lo usavamo, ma ora dai trent’anni in giù non lo parla più nessuno, né mi auguro che torni».
In Milano 3-6-2005 Enzo ricanta classici come Veronica, La Balilla e Andava a Rogeredo come se fossero state scritti oggi. Ripropone così spaccati di vita che paiono lontani, in una città cambiata nell’aspetto, ma non nei suoi protagonisti. Se il luogo d’origine è la Milano anni ’60-’70, le storie trattate nei brani possono essere ricollocate nella contemporaneità di una qualsiasi città italiana. Basta prendere come esempio la canzone Per un basin, in cui si narra di un pestaggio in balera/discoteca per aver “rubato” un bacio. Un episodio che poteva succedere negli anni ’60 come accade ai giorni nostri. In queste sedici canzoni c’è tutta la quotidianità della vita metropolitana, dove il fatto “piccolo” e “grande”, cambiando l’angolo di visuale, si confondono. Brani che nella più classica tradizione parlano di emarginazione, amore, piccola delinquenza, lotta politica e guerra.
L’ascolto di un disco così fa bene al cuore, perchè è semplice nella sua popolarità e riporta ricordi e personaggi che sembravano spariti, come la grande nebbia a Milano.
Milano 3-6-2005
Enzo Jannacci
Ala Bianca, 2004
