di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Se dobbiamo cercare un anno che faccia da spartiacque nella carriera degli U2, quello è il 1987. Il gruppo irlandese aveva dimostrato di essere la band underground più famosa al mondo, si era staccata dal post-punk degli esordi pubblicando nel 1984 l’album The Unforgettable Fire, in cui il loro sound veniva “sporcato” dalle sperimentazioni sonore volute da Brian Eno. Ma dopo un viaggio negli Stati Uniti si resero conto che la musica che stavano proponendo aveva delle radici, e che la strada per diventare una rock band di culto doveva passare da lì. Spostarono la loro attenzione su artisti come Bob Dylan, B. B. King, Bo Didley, Elvis Presley e Rolling Stones, ne assorbirono la lezione e crearono The Joshua Tree, affidando la produzione a Brian Eno e Daniel Lanois. L’album si apre con tre brani che da soli lo portano nell’Olimpo: Where the Streets Have No Name, I Still Haven’t Found What I’m Looking For, With or Without You. Ma tutta la tracklist è all’altezza. Il disco è un viaggio di quattro ragazzi irlandesi nella tradizione musicale statunitense, ma anche in una terra che doveva essere quella “promessa” per tanti loro connazionali, ma che poi si rivelò spietata e piena di insidie.

The Joshua Tree
U2
Island Records, 1987