di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Se c’ è un personaggio che ha influenzato in modo determinante il blues europeo, sicuramente si tratta di Howlin’ Wolf, che è stato un punto di riferimento per artisti come Eric Clapton e Rolling Stones, ma anche dei Doors. Nato il 10 giugno 1910 a White Station, una località vicina a West Point (Mississippi), Chester Arthur Burnett imparò a suonare la chitarra da Charlie Patton e l’armonica da Sonny Boy Williamson II e fu l’interprete (ma a suo modo anche l’autore) di classici come Smokestack Lightnin’, The Back Door Man e Spoonful. Infatti la carriera del bluesman fu caratterizzata dalla collaborazione con Willie Dixon (che scrisse per lui molti brani) e la composizione di pezzi propri. Il libro di Luigi Monge si sofferma soprattutto su questo secondo aspetto, cercando di accostare i testi di Wolf secondo un metro di giudizio che prenda in considerazione principalmente la produzione lirica autoctona e la sua evoluzione, mettendo in secondo piano l’importanza storico-musicale e commerciale, caratteristica della collaborazione con Dixon. Grazie al volume di Monge si inizia a incrementare la poca produzione di letteratura riguardante l’opera di Howlin’.
Howlin’ Wolf. I’m the Wolf. Testi commentati
Luigi Monge
Arcana Edizioni, 2010, € 19,50
