di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
«Quando sono andato a trovarlo nella sua casa di Austin pochi anni fa», racconta il produttore Michael Freeman, «ho scoperto che per tutto il giorno non fa altro che armeggiare con il suo pianoforte. Suona sempre. Non riesco a immaginare Pinetop senza la sua musica». Il protagonista di questa “ossessione” è Pinetop Perkins, classe 1913, uno dei pochi musicisti blues ancora in vita che possa a buon diritto rivendicare le proprie radici direttamente nel Delta blues degli anni ’30, e che riferisce (e sarà sicuramente vero) di aver suonato con leggende come Robert Johnson e Honeyboy Edwards. Ma fu entrando nella band di Muddy Waters (nel 1969 al posto di Otis Spann) che il pianista statunitense ebbe modo di farsi conoscere e di collaborare con Willie “Big Eyes” Smith, allora batterista del gruppo, ma negli ultimi anni passato all’armonica e al canto.
L’album Joined at the Hip è l’ultimo capitolo, in ordine di tempo, di questo sodalizio artistico; prodotto dall’etichetta statunitense Telarc, l’album propone brani originali (scritti da Smith) e una manciata di cover provenienti dal repertorio blues del Delta e del Chicago sound. «Sono stati grandi amici e colleghi per così tanto tempo», continua Freeman, «che tra di loro c’è molto più di quello che può emergere sul palco o in studio. Ognuno sa esattamente ciò che l’altro sta per fare in qualsiasi momento». E questa piccola magia trapela dai solchi del disco dove, forse non più in maniera così lucida come qualche anno fa, il pianismo di Perkins (che in alcuni pezzi canta anche) si rivela all’altezza della situazione, e l’armonica di Smith graffia ancora, contribuendo a perpetuare l’arte blues pure in questo decennio. A fianco del duo troviamo i chitarristi John Primer (un altro componente della band di Muddy Waters) e Little Frank Krakowski (collaboratore di Smith fin dalla sua adolescenza), il bassista Bob Stroger e il batterista Kenny Smith (figlio di Willie). Bisogna far notare a conclusione che, a dispetto delle tecnologie di registrazione sofisticate che oggi si utilizzano, la scelta di Michael Freeman e del suo staff è stata quella di preservare la resa sonora nella sua naturalezza, così da rendere più autentico il sound.
Joined At The Hip
Pinetop Perkins, Willie “Big Eyes” Smith
Telarc, distr. Egea
