di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Ci sono persone vere dietro queste storie, che avevano il “difetto” di essere ebree e folli (o così magari parevano). Alcune di queste nell’ottobre del 1944 furono “ritirate” (così si legge sui rapporti), cioè deportate dal luogo di detenzione verso i campi di sterminio nazisti; con la compiacenza delle autorità fasciste e dei medici che li avevano in cura. Luogo dell’accaduto è l’isola di San Servolo, una delle più prossime al centro storico di Venezia, a pochi minuti di traghetto da piazza San Marco e dal Lido.
San Servolo è stata dal 1797 al 1978 il manicomio della città, ma anche, dopo la promulgazione delle leggi razziali, il luogo dove “parcheggiare” chi non si riteneva “idoneo alla purezza della stirpe italica”. Ora questa isola ospita la Fondazione Franca e Franco Basaglia, varie strutture universitarie (nazionali e internazionali), il museo e l’archivio sterminato, con migliaia di cartelle cliniche, dell’ex-manicomio. Ed è proprio in questo luogo che è nato Temuto come grido, atteso come canto. «Ho scritto queste canzoni nell’ottobre 2017», racconta Michele Gazich. «Quel mese ho vissuto, ospite del progetto Waterlines – residenze artistiche e letterarie, sull’isola di San Servolo, proprio di fronte a Venezia. […] Ogni giorno ho trascorso la mattinata nell’archivio dell’ex-manicomio e il pomeriggio e la notte a scrivere. […] Ho guardato i loro visi, ho riletto le loro storie nelle cartelle cliniche, nel tentativo di restituire loro qualcosa, che non sarà comunque mai abbastanza, e di ridare a loro la parola». Tra chi ha potuto ancora “parlare” attraverso i brani del disco ci sono vittime e carnefici, di cui Gazich ha “nascosto” (ma solo per rispetto, visto che le cartelle cliniche ormai sono di consultazione pubblica) i nomi e i volti. Ha darci però visione della loro condizione ci aiutano le splendide riproduzioni delle xilografie di Alice Falchetti, realizzate nel solco dell’espressionismo tedesco, e le note presenti nel libretto. Troppo breve è questo spazio per poter dar conto della grandezza e importanza di questo lavoro, dove oltre alle persone ci si può trovare Venezia (luogo magico e misterioso, con il suo dialetto e l’antica lingua ebraica), il senso di follia (e di quel sottile confine che la separa dalla normalità), Luigi Nono ed Edmondo Bertelli.
Temuto come grido, atteso come canto
Michele Gazich
FonoBisanzio (Ird), 2018
