di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Il Popolo del Blues)
Sonaglia nelle altre canzoni dell’album sembra abbandonare i temi generali, per dedicare alcuni momenti a personaggi reali: ma è un finto abbandono. Così canta di Stefano Cucchi (Ballata per Stefano) per denunciare quella parte marcia dello stato repressivo che anche nelle democrazie alberga; in Ballata per Claudio rende omaggio a Claudio Lolli, uno dei padri della canzone d’autore e simbolo indelebile di una stagione rivoluzionaria. Con Ballata a una ballerina la protagonista è Lola Horovitz (nome d’arte della ballerina ebrea polacca Franceska Mann), che deportata ad Auschwitz decise di combattere, morendo a solo 26 anni. A Sacko Soumaila (un sindacalista, un bracciante, ucciso nelle campagne di Vibo Valentia) è dedicato il brano Ballata per Sacko, denuncia di quella Italietta piccolo borghese che si fa scivolare addosso, come fossero notizie di poco conto, le situazioni in cui vivono gli “invisibili” dell’economia. C’è molto in questo disco, così tanto che un ascolto distratto non può rilevare; ed è per questo che è utile nella sua interezza e nei frammenti che racconta. In esso si può ritrovare quella forza necessaria per convincersi che i buoni dischi possono ancora essere pubblicati, e forse l’era dei cantautori non è ancora arrivata alla fine.
Ed è proprio da questa “missione” che prende linfa vitale il disco, che come il titolo dichiara ha come forma narrativa quello della “ballata”. Dieci brani che non fanno sconti a nessuno, tra impegno sociale, politica, militanza, partigianeria; scritti da Sonaglia (per la parte musicale) e da Salvo Lo Galbo (giornalista, poeta, traduttore dagli chansonniers, per quella riguardante i testi). Protagonista del disco è il genere umano visto attraverso vari personaggi che popolano i brani. Il musicista marchigiano fin da subito vuole mettere in chiaro che il suo messaggio sarà diretto: nel brano che apre il disco (Primavera a Lesbo) si “muovono” i profughi che sfuggono dalla miseria, dalle guerre e dalle dittature, ammassati l’uno sopra l’altro in poco spazio, nell’indifferenza del mondo, in una lotta giornaliera per sfuggire alla morte per freddo, malnutrizione, malattia, pestaggi, suicidi. Senza seguire l’ordine delle tracce, il disco affronta anche altri temi legati alla nostra società: il tradimento dei valori rivoluzionari (Ballata per Cuba); l’avidità della società capitalistica, che deve sempre trovare nuova “carne umana” per far “mangiare altri uomini” (Ballata della vecchia antropofaga); lo smantellamento dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (Ballata dell’Articolo 18), lo sfascio della coscienza collettiva, politica e sociale, della sinistra, dei sindacati e di certo ceto intellettuale (La mia classe).
Sonaglia nelle altre canzoni dell’album sembra abbandonare i temi generali, per dedicare alcuni momenti a personaggi reali: ma è un finto abbandono. Così canta di Stefano Cucchi (Ballata per Stefano) per denunciare quella parte marcia dello stato repressivo che anche nelle democrazie alberga; in Ballata per Claudio rende omaggio a Claudio Lolli, uno dei padri della canzone d’autore e simbolo indelebile di una stagione rivoluzionaria. Con Ballata a una ballerina la protagonista è Lola Horovitz (nome d’arte della ballerina ebrea polacca Franceska Mann), che deportata ad Auschwitz decise di combattere, morendo a solo 26 anni. A Sacko Soumaila (un sindacalista, un bracciante, ucciso nelle campagne di Vibo Valentia) è dedicato il brano Ballata per Sacko, denuncia di quella Italietta piccolo borghese che si fa scivolare addosso, come fossero notizie di poco conto, le situazioni in cui vivono gli “invisibili” dell’economia. C’è molto in questo disco, così tanto che un ascolto distratto non può rilevare; ed è per questo che è utile nella sua interezza e nei frammenti che racconta. In esso si può ritrovare quella forza necessaria per convincersi che i buoni dischi possono ancora essere pubblicati, e forse l’era dei cantautori non è ancora arrivata alla fine.
