di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)
Come un regista che, dopo molti anni passati dietro alla macchina da presa, decide di provare l’emozione di interpretare in prima persona i personaggi dei propri film, anche John Parish, noto soprattutto come produttore e collaboratore di artisti come 16 Horsepower, Sparklehorse, Eels, Giant Sand, Goldfrapp, P. J. Harvey, ha deciso di far uscire un album a suo nome. In verità questo How animals move è il secondo lavoro firmato dal musicista inglese: qualche anno prima aveva accettato di comporre la colonna sonora di Rosie, film in lingua fiamminga, dove la musiche erano state ispirate soltanto dalle immagini, nell’impossibilità di capire cosa venisse detto.
Ma le similitudini tra il mondo del cinema e la musica di Parish non finiscono qui: tutto How animals move evoca le suggestioni del grande schermo, tanto che ascoltandolo si è facilmente sportati a immaginare a quale pellicola le varie tracce potrebbero fare da colonna sonora.
Il disco comprende soprattutto brani strumentali, registrati tra il 1997 e oggi (a volte anche in diverse sessions con varie sovrapposizioni) avvalendosi di numerosi musicisti; ed è forse per via di tale frammentazione che il risultato manca di omogeneità e spontaneità. Si ha quasi la sensazione che il musicista inglese avesse l’esigenza di mettere su nastro alcune idee annotate da tempo, come se dovesse copiare “in bella” quello che negli anni aveva scarabbocchiato su un block notes.
«Compongo soprattutto brani strumentali» afferma Parish a spiegazione dell’album «perché sono i più adatti per offrire all’ascoltatore margini di interpretazione più ampi di quanto non facciano le canzoni con testi precisi, Amo pensare che la mia sia una musica accessibile, diversa da quella che si ascolta in giro, ma dove dentro puoi sentirci quello che vuoi».
Nel complesso tutto il cd è venato di “colori” bruni, che trovano nei brani Shrunken Man e Westward Airways i momenti migliori. Lo stesso Parish descrive la “cupezza” dell’album dicendo: «Il mood di questo disco può senz’altro definirsi malinconico. Sono convinto, del resto, che il confine che divide la bellezza dalla malinconia è una linea piuttosto sottile. lo la attraverso cercando di restare sospeso tra le due zone».
How Animals Move
John Parish
Thrill Jockey, distr. Wide Records, 2002
