di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)

Leggendo questo saggio di Remo Ceserani, docente di Letterature comparate all’Università di Bologna e abilissimo divulgatore, ci si rende subito conto di come, dalla sua nascita agli inizi del XIX secolo ad oggi, la ferrovia sia stata un elemento fondamentale dello sviluppo della società moderna. È considerevole l’impatto che il treno ha saputo imprimere in ogni campo delle arti (si pensi anche solo agli stupendi quadri degli impressionisti che hanno come soggetto le stazioni), del paesaggio (intere zone geografiche sono state interamente stravolte per far passare le ferrovie) e della vita degli uomini (la facilità di raggiungere luoghi molto lontani).
Come si può leggere nella premessa di Treni di carta, edito per la prima volta nel 1993 dall’editore Marietti di Genova, la sua stesura è il risultato di una pressante richiesta di vari intelletuali per avere uno studio critico di come l’invenzione del treno è entrata e ha condizionato la letteratura moderna. Il risultato è un volume, a volte un po’ troppo accademico, ma certamente esaustivo, che concentra la sua analisi su come gli scrittori, soprattutto europei dell’Ottocento e del primo Novecento, hanno svilluppato nelle loro produzioni l’immaginario ferroviario.
Si può trovare così un intero capitolo dedicato al romanzo La Bête humaine (La bestia umana) di Émile Zola, pubblicato nel 1890. «[Quest’opera] merita» come spiega Ceserani «un’analisi attenta dell’uso che vi vien fatto, ampiamente e strutturalmente, dell’immaginario ferroviario. Il sistema dei significati è infatti nel romanzo molto ricco e complesso, ma la ferrovia, il treno, la locomotiva vi svolgono un ruolo e una funzione centrale, assai più perturbante e inquietante di quanto possa a prima vista sembrare».
Treni di carta è essenzialmente centrato sull’analisi della produzione letteraria, ma in esso si possono trovare anche accenni alla musica ispirata alla ferrovia, e come esempio globale viene presa la canzone La locomotiva di Francesco Guccini, in cui si legano in modo perfetto le paure e le speranze che il nuovo mezzo di trasporto ha rappresentato all’inizio del secolo scorso. Tra gli altri accenni alla commistione tra treno e ferrovia, vale la pena segnalare la cantata Chant des chemins de ferdi Hector Berlioz, composta in occasione dell’inaugurazione, nel 1846, della tratta Parigi-Lille.
Dalla lettura di Treni di carta si nota che il tema della ferrovia a trovato più proseliti fuori dal nostro paese, anche se quelle rare volte che gli scrittori italiani si sono cimentati nell’immaginario ferroviario, hanno ottenuto risultati straordinari, come nell’opera pirandelliana, dove «treni, ferrovie, stazioni, sale d’attesa hanno un posto centrale».
Anche se non di facilissima lettura Treni di carta è un appassionante viaggio lungo le strade che hanno portato la ferrovia e le sue macchine a diventare i protagonisti di quasi due secoli di viaggi, e di impersonare, nel bene e nel male, i timori e le speranze di intere generazioni. Figura che ancora oggi fornisce ispirazione, si pensi solo all’ultimo cd di Ivano Fossati Lampo viaggiatore, che proprio dalla ferrovia prende spunto.

Treni di carta. L’immaginario in ferrovia: l’irruzione del treno nella letteratura moderna
Remo Ceserani

Bollati Boringhieri, 2002, € 26.00