11 giugno 2004

di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net)

Improvvisamente ci ha abbandonato Ray Charles, uno dei più grandi e famosi artisti di colore che hanno condizionato la musica mondiale. “The Genius” è morto all’età di settantatre anni nella sua casa di Beverly Hills a causa di alcune complicazioni per una malattia al fegato.
Nato a Albany (Georgia), il 23 settembre 1930 da una famiglia poverissima, fu colpito da glaucoma e divenne cieco a sei anni, imparò a leggere la musica in braille all’istituto per ciechi di St. Augustine (Florida) e successivamente iniziò ad esibirsi nei locali dello stesso stato e poi a Seattle. Lo stile della sua musica in quegli anni ricordava molto Nat King Cole, ma negli anni successivi collaborando con Guitar Slim, trovò un suo personalissimo sound che gli valse il soprannome di “The Genius”. Il successo arriva nel 1954 con il brano I Got a Woman, a cui seguono, negli anni successivi, brani come This Little Girl of MineTalking About YouHallelujah, I Love Her So e What’d I Say. La popolarità arriva nel 1960 con Georgia on My Mind, (diventata nel 1979 l’inno ufficiale dello stato della Georgia).
Schiavo dell’eroina fino al 1966, Ray Charles lentamente riuscì a venirne fuori e nel 1980 partecipò al leggendario film di John Landis The Blues Brothers, in cui interpreta la parte del gestore di un negozio di strumenti musicali.
L’ultima apparizione risale al 30 aprile 2004, accanto a Clint Eastwood, per il conferimento di monumento nazionale agli studi musicali che Charles aveva fatto costruire 40 anni fa nel centro di Los Angeles.
Nella sua interminabile carriera seppe trasformare la musica gospel e religiosa ricreando un sound più laico e comprensibile universalmente. Al suo stile e alla sua musica si sono ispirate almeno tre generazioni di artisti, come Steve Winwood, Joe Cocker, Van Morrison, Eric Burdon e Zucchero.