di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Gli appunti di uno scrittore sono forse la parte più nascosta che l’animo umano può celare, perché in essi si può contenere l’idea della poesia già completa, oppure soltanto un abbozzo, una visione che potrebbe portare a essa. Tutto questo vale anche per il musicista, che magari traccia nella sua mente un tema che racchiude per anni in qualche cassetto, per poi sentirlo ancora vivo con il passare del tempo.
Per cui l’animo sensibile annota negli anni sensazioni che sono pronte a venir fuori, ma che solo nel momento in cui la pagina di un diario o di uno spartito ne accolgono lo sfogo trovano il compimento ultimo. E Massimo Bubola negli anni ha sempre raccolto nella sua produzione le percezioni che nascevano dalla tradizione contadina dei suoi avi, dalle letture colte iniziate fin da giovanissimo e dall’eterna frequentazione di ogni forma di musica popolare. Una serie di note/appunti che ha voluto trasferire in questo nuovo lavoro; che si presenta come un libro, ma non è solo quello, perché ha anche una parte musicale ad accompagnare i testi poetici.
Neve sugli aranci si pone proprio in quel territorio, conteso e sognato, che è la canzone che diventa letteratura, oppure della poesia che cerca nuovi spazi nella musica. Infatti l’autore veneto corona con questo lavoro, a metà strada tra le due arti, un progetto che da diverso tempo aveva in mente: quello di assimilare in un’unica produzione musica, poesia, letteratura e scenari visivi (attraverso le fotografie di Daniele Savaiano, Alice Bettolo dello stesso Bubola e la grafica curata da Marino Benedetti). Quindi in Neve sugli aranci si possono leggere e ascoltare otto poesie, tre lettere, due canzoni e un racconto irlandese, musicati con magistrale abilità dallo stesso Bubola, con l’apporto sempre prezioso di Michele Gazich. Sonorità rock, folk e soul (ma anche echi di musica da camera), fanno da sfondo alle liriche; dando vita a un intreccio di suggestioni “colte” (con atmosfere che ricordano le poetiche di Virgilio, Attilio Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Federico García Lorca, Dylan Thomas e Ted Hugues) e di ricordi infantili, che affiorano in momenti particolari come il ritorno su un traghetto o il vedere scendere la neve in Sicilia.
Infatti la massima capacità dell’autore veneto la si può ammirare proprio in quelle liriche che raccontano il segno della propria infanzia, come in Tempi migliori («Ho visto buoi e pioppi nel lento digerire / e acustiche fontane bagnarmi scarpe e cuore / salire su dagl’argini tirando con la fionda / e l’Adige curvare dormendo come il Volga»), oppure in Massimo dì le tue preghiere («Chi ci tiene per mano ora? / Chi ci bagna le labbra?/ Chi ci asciuga con la lingua le narici? / E soprattutto / chi ci riporta a casa?/ Nel nostro grande letto / l’unica cosa che certamente non avremmo mai venduto / e che piangiamo / inconsolato / ancora»). Come dice lo stesso artista presentando il lavoro: «Poesie utili, che se non ci aiutano a vivere, almeno ci danno quadri e chiavi per comprenderne più a fondo una qualche minima parte».
Neve sugli aranci
Massimo Bubola
Eccher Music, (libro+cd) distr. Edel
