di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

«Per me la musica è la cosa più importante, non vendo la musica alla politica e a nient’altro» così Mohsen Namjoo ha in qualche modo voluto rispondere (in un’intervista pubblicata dal Giornale della musica) a chi lo aveva definito il Bob Dylan iraniano. Sta di fatto che paragoni così ingombranti il più delle volte non rendono giustizia, e possono creare aspettative sbagliate. Di Dylan, sia dal punto di vista compositivo che dal punto di vista delle tematiche, Namjoo ha ben poco; l’autore iraniano ha un’educazione musicale classica ed è facile accorgersene ascoltando i suoi pezzi. Pur volendo rimanere lontano da definizioni “politicizzate”, Mohsen per la sua musica ha dovuto lavorare nascondendosi, e solo grazie a internet è riuscito a farsi conoscere in patria e all’estero, dove ora (grazie a Fabrica, laboratorio creativo di Benetton) ha avuto modo di pubblicare Oy, il suo terzo album. Un disco in cui la tradizione del suo paese trova modo d’incontrarsi con sonorità occidentali, trovando un’ottimo amalgama tra strumenti delle due culture: come il setar, il tombok, il daf, insieme con la chitarra elettrica, il basso, la batteria.
In questo album l’artista iraniano propone brani che rispecchiano diversi aspetti della sua arte, dalla folk ballad di origine curda Khanbaji alla cover del brano della tradizione spagnola Cielito lindo, ai brani originali come Binazir (che narra di un sogno erotico di un ragazzo vergine) e Shams. Quest’ultimo pezzo ha procurato a Namjoo una condanna a cinque anni di carcere, comminata da un tribunale iraniano, perché in esso viene citato un passo del Corano, sentenza che lo ha obbligato a trasferirsi a Vienna, per sfuggire alla tremenda repressione della dittatura degli ayatollah. Mohsen con Oy forse non ha la pretesa di rappresentare per intero le nuove istanze creative di una terra ricca di storia e affamata di libertà, ma sicuramente ci presenta uno spaccato interessante di vivacità culturale, che si contrappone alla rozzezza tipica dei regimi totalitari.

Oy
Mohsen Namjoo
Fabrica, distr. Stradivarius