di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Ashley Kahn

Questa è una piccola grande storia del secolo scorso: la cronistoria della nascita e dell’affermazione di una delle etichette più importanti del jazz: l’Impulse Records. A raccontarcela è Ashley Kahn, fine cronista e indagatore delle vicende del jazz (già autore dei volumi Kind of Blues e A Love Supreme, dedicati a due dischi-capolavoro), che con The House That Trane Built ricostruisce la magica era del «marchio dei due punti esclamativi». Il libro ripercorre attraverso interviste, fotografie, documenti e 36 schede dedicate agli album più significativi le vicende che hanno reso famosa l’Impulse Records.
Di fatto, dal 1961 (anno di nascita, ma le premesse si palesarono sette anni prima) fino a oltre la metà degli anni ’70, il marchio arancione e nero è stato sinonimo di qualità e di una imprenditoria aperta ad accogliere e a dare voce alle nuove esigenze sonore e sociali che in quegli anni turbolenti germogliavano e trovavano vigore. Nel periodo d’attività la Impulse ha pubblicato i dischi d’artisti famosi (o che lo sarebbero diventati) come Sonny Rollins, Gato Barbieri, Charles Mingus, Keith Jarrett e Gil Evans, ma ha dato anche modo di trovare nuove vie sonore a “vecchi leoni” come Coleman Hawkins, Ray Charles, Duke Ellington, Count Basie e Benny Carter. La Impulse però è soprattutto legata al nome di John “Trane” Coltrane: un sodalizio quasi simbiotico che ha permesso al sassofonista di esprimersi in completa libertà, e nel comtempo all’etichetta di passare alla storia come quella che rivoluzionò la scena jazz internazionale. Per comprendere il valore di questo legame basti sapere che nel 1967 (anno di morte di Coltrane), già da tempo la Impulse era sata ribattezzata «The House That Trane Built» (la casa costruita da Trane). Sotto questo marchio John ebbe modo di incidere alcune delle sue pietre miliari come Ballads, Impressions e A Love Supreme, dischi che risultarono veri e propri testi di riferimento per tutte le generazioni successive di musicisti.
Ma l’avventura della Impulse è anche caratterizzata dalla creazione di un’azienda che, pur sensibile al profitto economico, aveva principalmente nelle sue prerogative quella della crescita culturale del proprio pubblico, assecondandolo anche nella scelta di artisti anti-conformisti e d’avanguardia, legati alle profonde trasformazioni sociali degli anni ’60 e ’70. E questa filosofia la si può ritrovare nelle parole di Bob Thiele, uno degli “inventori” e direttori dell’etichetta, che nel 1966 affermava: «È questa la realtà del momento. Il jazz è sempre stato uno specchio dei tempi. Oggi assistiamo a violente trasformazioni sociali, cambiamenti talvolta confusi che si manifestano in forma di musica». Un po’ come dire che la musica di un’epoca è lo specchio dei tempi in cui viviamo. Molto profetico!

The House That Trane Built. La storia della Impulse Records
Ashley Kahn
Il Saggiatore, 2007, € 35,00