di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Anche se forse irriterò qualche esperto di musica, devo confessare che, ascoltando il trio Accra Trane Station, formato dallo statunitense Steven Feld e dai ghanesi Nii Noi Nortey e Nii Otoo Annan (in concerto lo scorso 21 maggio al Circolo Filologico di Milano), ho subito pensato a quanto può essere potente la globalizzazione. Così in poche parole si può spiegare la contaminazione di intenti che porta un docente universitario del New Mexico a “mischiare” la propria passione per John Coltrane con due straordinari musicisti del lontano stato dell’Africa occidentale. Il punto d’incontro è infatti il Coltrane del periodo free, che i musicisti ghanesi reinterpretano usando una strumentazione di tipo pan-africano: Nii Noi Nortey, oltre al sassofono contralto, suona e costruisce tutta una serie di fiati, detti Afrifones, che miscelano elementi africani con ance occidentali; ma anche l’alboita, una sorta di oboe decostruito. Invece Nii Otoo Annan svolge la funzione di percussionista utilizzando l’African Percussion Kit, che affianca ai normali piatti e charleston strumenti come i gyili, il balafon, diversi xilofoni di legno e metallo di varie misure, molteplici tipi di tamburi, ma anche chitarra elettrica e molo, un liuto a due corde. A chiudere il trio c’è poi Steven Feld che funge da bassista utilizzando l’ashiwa, un grosso lamellofono in legno a cassa rettangolare.
L’impatto sonoro e il coinvolgimento emotivo è stato straordinario, tanto da trascinare in poco tempo l’esiguo (purtroppo) numero di spettatori in una trascinante piccola jam session con i musicisti.
Grazie a questo concerto (organizzato dal Dipartimento di Storia delle Arti, della Musica e dello Spettacolo dell’Università degli Studi di Milano, in stretta collaborazione con TrendExpo 2007, il Circolo Filologico Milanese, il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia in Ghana) si è venuti a conoscenza di una realtà musicale poco nota, e che ci conferma ancora una volta la convinzione che la musica è una delle arm più potenti per l’avvicinamento tra le culture.