di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Andrea Padova ha lasciato Bach e Busoni per passare alla corrente “neoromantica” contemporanea, cioè dall’interpretazione della musica “colta” alla composizione di pezzi propri che si rifanno alle nuove tendenze della musica classical-pop.
Studente di pianoforte con Vincenzo Vitale, Aldo Ciccolini ed Eric Larsen e di composizione con Gino Marinuzzi e Franco Donatoni, Padova si è diplomato presso l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, e in breve tempo ha saputo affermarsi come interprete bachiano vincendo nel 1995 lo J. S. Bach Internationaler Klavierwettbewerb e successivamente divenendo ospite regolare di prestigiose istituzioni italiane, europee e nordamericane. Ma l’universo dell’interpretazione gli stava troppo stretto e, dopo aver pubblicato nel 2006 l’album Landscape in motion, Padova è tornato alla scrittura con Notes posted on the refrigerator, album che lo consacra come uno degli esponenti più ispirati della recente musica di confine tra suoni “classici” e sonorità più “popolari”. Il nuovo disco presenta dodici tracce (tutte suonate da Padova al pianoforte) che viaggiano su sentieri evocativi che spaziano tra il jazz e la pop-music, utilizzando sempre una stesura sonora personale diretta a riprendere e trasformare temi musicali più classici. In particolare, durante l’ascolto colpisono brani come Dance-machine, Stream e la title-track, ma anche il trittico di canzoni cinema-poesia-pittura: A straight song (a David Lynch), A little nonsong (a e. e. Cummings) e Evening song (a Edward Hopper).
Notes posted on the refrigerator
Andrea Padova
Stradivarius, distr. Stradivarius
