di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Vinicio Capossela vive in un mondo sonoro in bilico tra l’età fanciullesca e quella adolescenziale. C’è una parte di leggerezza (che non è sinonimo di banalità o faciloneria, ma al contrario di delicatezza e spensierata ingenuità d’altri tempi) e un’altra di apertura di coscienza tipica degli anni precedenti la maturità. Capossela è sempre stato un autore a cui non manca la fantasia, e fin dal titolo del suo nuovo lavoro, Da solo, trova il modo di confonderci. In sostanza il suo pianoforte “in solitaria” non lo è mai, anzi vie-ne attorniato da una miriade di «strumenti inconsistenti» (così li definisce lui): il theremin, il mighty Wurlitzer teather organ, il cristallarmonio e la sega musicale. Strumenti che aiutano a creare quel clima sonoro adatto all’universo caposseliano, fatto di luoghi collocati al confine tra immaginario e realtà; e così si entra ne Il gigante e il mago e Il paradiso dei calzini, due brani di eccezionale e visionaria scrittura, per scoprirsi ancora trasportati in un mondo fanciullesco. Oppure, facendo un passo in più, uscendo dal mondo dei bimbi ci si ritrova in Orfani ora, dove si racconta di un’amore ormai svanito, e in Lettera di soldati, dove le immagini degli strazi della guerra vengono accompagnati dallo straordinario violoncello di Mario Brunello e da un insistente battito cardiaco. Da Solo è un disco di grande profondità e ottima intelligenza; la sua presunta “leggerezza” potrebbe in qualche modo spiazzare, ma l’arte dell’ascolto è anche quella di lasciarsi trasportare senza opporre nessuna resistenza.
Da solo
Vinicio Capossela
Atlantic, distr. Warner Music Italia
