di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)
Gas per Chopin, questo è il titolo del brano che apre il disco di Alessandro Hellmann, cioè quarantadue secondi che iniziano con piccolo assaggio del Valzer in la minore op. 34 n. 2 del compositore polacco che si fonde con un’allucinante voce proveniente dall’abisso degli anni del nazismo. Come dire il bene contrapposto al male: un inizio molto coraggioso, forse un omaggio al paese che l’ha ospitato per incidere questo primo lavoro acustico. Perché Hellmann è un artista poliedrico: scrittore, poeta, autore teatrale e naturalmente musicista; che si è spinto fino in Polonia per registrare Summertime blue. Ma forse non è un caso che lì abbia trovato terreno fertile per mettere in musica le sue poesie; innanzitutto perché in una casa vicino a Oleśnica ha avuto modo di collaborare con un sestetto jazz (la Nestor Band) di rara brillantezza, che ha saputo valorizzare e rendere ancora più intense le sue liriche.
Ma sono le stesse parole, che si possono leggere sul retro del disco, che spiegano al meglio la magia che si è creata. «Un sestetto jazz polacco, un artigiano delle parole italiano, un registratore analogico, un mixer analogico, una tromba, un pianoforte a coda, un piano rhodes, un organo hammond, un basso, una chitarra, una batteria, un microfono vintage, un centinaio di cavi a collegare tutte queste cose in maniera apparentemente casuale, una casa sperduta nella campagna ai margini di Oleśnica, la nebbia dell’autunno e il ricordo dell’estate, un numero ragionevole di birre e caffè, una manciata di canzoni d’autore per inguaribili romantici tra swing, rock e blues, una session di otto ore in presa diretta senza conservanti, ingredienti geneticamente modificati, campionamenti, copia e incolla, taglio e cucito, effetti speciali. Tutto questo è “Summertime blue”, un disco in carne e ossa, imperfetto ma vero, come la vita».
Ma su tutto spiccano le liriche di Hellmann, mai banali, che a un primo ascolto paiono leggere, ma che invece racchiudono un mondo “maturo”, fatto di cose concrete come in Interno notte, A mia madre (brano vincitore dei Premi Augusto Daolio e Guido Gozzano per il miglior testo) e A volte ritornano. Tra i brani si può trovare come filo conduttore il tema dell’amore, ma come nella migliore tradizione cantautoriale italiana non è mai trattato in maniera ordinaria, ma al contrario si possono trovare similitudini famose: in Di cosa parliamo quando parliamo d’amore il testo riporta a Fossati e la musica a Bubola, in Dormi sembra di intravedere i più “romantico” De Gregori, e in Le tue mani (vincitore del Premio De Andrè al miglior autore) le sonorità di Cammariere.
Un piccolo neo però Summertime blue ce l’ha, un piccolo difetto di sovrabbondanza: i testi dell’autore genovese sono fin troppo densi di poetica, che a volte disorientano, creando quasi un corto circuito per eccedenza. Ma in ogni caso è meglio così; magari si può consigliare di “assumerlo” in piccole dosi, anche per gustarlo fino in fondo.
Lo ammetto: non avevo mai sentito parlare di Alessandro Hellmann, ma la sua scoperta è stata una sorpresa imprevista, ben augurante per le nuove prospettive nell’universo della canzone d’autore italiana, al pari di giovani autori come Andrea Parodi e Massimiliano Larocca.
Summer Blue
Alessandro Hellmann
Trelune Records, 2008
