di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Simone Felice e Robert “Chicken“ Burke hanno scelto lo pseudonimo di The Duke & The King, rispettivamente in quest’ordine, ispirato da due personaggi delle Avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain: due ciarlatani vagabondi e grotteschi che ricordano in qualche modo i nostri Gatto e Volpe. Ma l’intento dei due musicisti statunitensi non è sicuramente quello di imbrogliare gli ascoltatori, anzi, come ci dice Felice (leader di questo duo), «tra le altre cose il nome è un richiamo, una sorta di lettera scarlatta, che saremo lieti di pitturare sui nostri cuori per far sì che rimanga onesta la nostra musica e la nostra poesia». E nell’ascolto di Nothing Gold Can Stay, loro album d’esordio, questo buon proposito non viene disatteso. Registrato nei Bearsville Studios, situati nell’omonima cittadina delle Catskill Mountains (che strana coincidenza con Amy Speace, protagonista del pezzo “Il mondo di Amy”) vicino a Woodstock e fondati da Albert Grossman, manager negli anni ’60 di artisti come Bob Dylan, The Band, Janis Joplin, questo disco ci fa scoprire un duo singolare che sa mescolare dell’eccellente american folk con un po’ di glam music, spruzzando il tutto con accenni ritmici hip-hop e riprese gospel. Il tutto appoggiandosi a un’ambientazione acustica, da songwriter di razza. Sicuramente due musicisti che faranno molta strada.
Nothing Gold Can Stay
The Duke & The King
Loose Music, distr. Audioglobe
