di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Cosa sia la follia è difficile da spiegare. Nell’analisi di Erasmo da Rotterdam la follia può essere di due tipi: proveniente dagli inferi (dettata dalle dee della vendetta), oppure scaturente da se stessi, e «si manifesta ogni volta che una dolce illusione libera l’animo dall’ansia e lo colma, insieme, di mille sensazioni piacevoli». Un’altra visione la si può avere in ambito musicale, dove il tema della follia percorre vari secoli, partendo dal Rinascimento.
Non sappiamo se tutto questo sia presente nel subconscio compositivo di Michele Gazich; sta di fatto che, dopo il primo album targato La nave dei folli, il musicista bresciano ritorna a percorrere rotte inusuali nel panorama della canzone d’autore colta italiana (anche soltanto per la scommessa vinta, e reiterata, di curare in tutti gli aspetti il proprio lavoro).
In Dieci esercizi per volare le sonorità di stampo decisamente americano, che si muovono su un terreno sospeso tra inni folk-rock e struggenti ballate, si sposano perfettamente con un uso ricercato della lingua italiana. Rispetto al precedente disco, Gazich inserisce altri strumenti per dare nuova dimensione al progetto; a fianco del suo violino e della voce di Luciana Vanoa, troviamo chitarre elettriche e acustiche, mandolini, basso elettrico e piano Wurlitzer. Come lo stesso Michele Gazich spiega, «Il primo album era il disegno, in questo ho messo i colori», ma anche molti riferimenti storico-sociali (Joe Hill), letterari (Pier Paolo Pasolini), cinematografici (Akira Kurosawa e Wim Wenders), e la presenza quasi costante di un Angelo in bilico tra la sua parte buona e quella più “agitata”. Tra le canzoni dell’album, vale la pena citare la title track: un’incantevole filastrocca in rima baciata in cui si racchiude un po’ la summa del lavoro, attraverso l’immagine del volo visto dallo stupore dell’infanzia, passando dall’amore fino alla tragedia della follia. Dieci esercizi per volare è un disco figlio del palco (infatti è stato inciso nelle brevi pause del tour dell’anno scorso). E Gazich racconta: «abbiamo registrato con la tensione e l’emozione del concerto, con il vento al posto delle suole delle scarpe e con il fuoco nel cuore».
Dieci esercizi per volare
Michele Gazich e La Nave dei Folli
FonoBisanzio, distr. FonoBisanzio
