di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Lasciando stare accostamenti forse troppo ingombranti (come quello con Fabrizio De André, che sicuramente è fonte di ispirazione e punto di partenza) la Piccola Bottega Baltazar ancora una volta si dimostra una delle più interessanti formazioni della popular music italiana. Fondato dieci anni fa nel solco del cantautore genovese, il gruppo veneto si è subito fatto notare per la vivacità del proprio repertorio, e dopo lo splendido Il disco dei miracoli, ora torna con Ladro di rose. Se non fosse troppo retorico si potrebbe dire che «il vino buono sta nella botte piccola»; ma in effetti molte volte i detti popolari ci azzeccano, e si prestano bene a descrivere certe cose; perché pur essendo un prodotto non di massa, questo disco è veramente un’opera d’eccellenza.
In quindici piccoli “atti teatrali” la Bottega ci mostra spaccati di storie che prendono spunto dalla contemporaneità dell’Italia, tra attualità, fabbriche, orti ed ecomostri, prendendo come sfondo il territorio del Nordest, per rappresentare tutto il paese e rappresentarsi come una piccola indagine sulla nostra società. Al consueto stampo folk della Bottega si combinano sonorità meno acustiche, che ben accrescono il valore compositivo dei testi, tra italiano e veneto, che mettono in risalto un lavoro accurato per la ricerca del termine più adatto (il brano Nostra signora delle antenne ne è un esempio). Se amate la genuinità della canzone d’autore, questo disco non vi lascerà delusi.
Ladro di rose
Piccola Bottega Baltazar
Azzurra Music, distr. Azzurra Music
