di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Che Michele Gazich arrivasse a scrivere un intero album di canzoni d’amore non ce lo aspettavamo. Ma come fa spesso ci ha spiazzato e superato se stesso. Con Il giorno che la rosa fiorì il musicista bresciano completa la sua personalissima trilogia iniziata con l’album La nave dei folli (che è anche il nome della band che l’accompagna) e proseguita con Dieci esercizi per volare (recensiti rispetivamente nel marzo 2009 e nell’aprile 2010).
L’amore di Gazich, è pleonastico dirlo, non ha nulla a che vedere con quello melenso e zuccheroso, ma sfiora l’essenza filosofica della passione e del sentimento, sia esso per una persona, una cosa o un’idea. Ma nel contempo usa la rosa, il fiore più banalmente associato al senso amoroso, per rendere più normale il bisogno d’affetto intrinseco nell’animo umano. Lo stesso autore spiega il senso dell’intero album dicendo: «Quante volte, moderni Sisifi schiacciati e puniti dal nostro stesso lavoro, non abbiamo il tempo di accorgerci che una rosa è fiorita».
Ma il mondo poetico di Gazich non risiede solo qui, in esso si percepiscono una ricerca e una cultura non comune; come era già successo negli altri lavori, troviamo ispirazioni provenienti dal mondo ebraico, cristiano e dalla mitologia greca, Pier Paolo Pasolini, Giambattista Marino, Ingmar Bergman, Leonard Cohen. Dal punto di vista sonoro la ricerca si sposta verso suoni più legati alla tradizione, come quelli occitani, con l’utilizzo della scordatura del violino per simulare il suono della ghironda (come nei brani Scuola di ballo e Fuoco nero su fuoco bianco), oppure riprendendo echi della chanson français, quasi alla De Andrè (come in L’ultima estate, Scene da un matrimonio e La tua mano, il mare, le stelle). Oltre che nei brani di Michele, la forza espressiva di questo album risiede nell’impasto sonoro dei musicisti che lo accompagnano. Il basso di Fabrizio Carletto, la chitarra e pianoforte di Marco Lamberti e la voce incantevole e preziosa di Anna Petracca sono co-partecipi di un humus interpretativo e ispirativo che rende l’album unico e che trova sublimazione nel brano Il mio mattino, composto dopo il terremoto abruzzese e già presente in un mini-cd venduto per sostenere l’opera di restauro della chiesetta di Santa Maria degli Angeli.

Il giorno che la rosa fiorì
Michele Gazich
Fono Bisanzio