di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Ci sono cose uniche, che possono essere uguali solo a se stesse. Per esempio i numeri primi, divisibili per loro stessi o per uno. Michele Gazich ha la forza di questa proprietà. Non è la prima volta che ci capita di parlare del musicista e autore bresciano, e lo facciamo sempre con la convinzione che ogni nuovo disco pubblicato abbia la robustezza espressiva di un progetto che aggiunge novità nel panorama della musica d’autore.
La nascita del disco L’Imperdonabile viene raccontata al meglio da Gazich: «Nel maggio 2011 e poi a più riprese nel corso dell’estate, ho rischiato di perdere la mia vita o, in un’ipotesi solo lievemente più mite considerata la mia professione, di perdere l’udito. Non ho perso, per ora, né la vita né l’udito, ma vivo di una sopravvivenza incerta, in cui ogni istante è carico al massimo di significato». Così, parcheggiata momentaneamente La Nave dei Folli (suo alter-ego e gruppo con cui ha inciso tre album), Gazich si è chiuso in studio in solitaria e ha inciso un disco suonando lui stesso tutti gli strumenti: violino, viola e pianoforte. Il tempo di composizione non è stato lungo, pochi mesi, ma in essi ha cercato di “coagulare” in dieci brani il proprio tormento, ripercorrendo la cultura e l’arte che ha imparato; mettendoci dentro gli stili musicali che gli hanno segnato la vita: come in Leggenda degli amanti che camminano sul filo, in cui si omaggia il cantautorato francese di Brassens, oppure il folk in Canzone di chi non sa tornare e lo stile classico alla Fauré in L’esca del tempo. Ma in tutto l’album è presente un forte uso di canoni classici, come a dimostrare che la piena conoscenza dell’alfabeto musicale e delle sintassi dei generi sono condizioni necessarie per ottenere prodotti d’alta qualità.
Gazich oltre a essere un sofisticato musicista è anche un letterato di conoscenza immensa, e proprio per gli scrittori “ostici” ha sempre avuto uno sguardo di riguardo. Dopo Pound e Pasolini, qui si ispira a due poeti poco noti: Cristina Campo e Paul Celan, due “imperdonabili”; definizione che la stessa Campo, come ci spiega Michele, fece «degli autori che vissero tutta la loro esistenza costantemente bruciando verso la verità e la perfezione». E che ovviamente il mondo non capì, rifiutandoli e relegandoli in un angolo.
Una nota di merito anche alle fotografie di Alice Falchetti, che bene interpretano il pathos del disco.
L’Imperdonabile
Michele Gazich
Fono Bisanzio
