di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus)
Circondato da paesi ben più noti alle cronache, sia per motivi economici che politici, l’Oman vuole uscire dal piccolo anonimato che la storia gli ha riservato puntando principalmente sullo sviluppo del turismo e della cultura. Situato nella parte sud est della penisola arabica (tra lo Yemen, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e il Golfo Persico) e ricco di tradizione storica, è stato un punto di passaggio privilegiato per i commerci verso l’Oriente e l’Africa. Sua caratteristica storica peculiare è che, dopo la cacciata degli Ottomani a metà del XVIII secolo, in Oman si è instaurato un sultanato guidato da una famiglia che ancora adesso è al potere; quindi, a dispetto delle mire espansionistiche delle potenze europee nel ’700 e ’800, il paese non è mai stato una colonia, mantenendo così la propria indipendenza economica e scegliendo autonomamente la propria politica commerciale. Per gran parte del XX secolo l’Oman è stato un protettorato inglese guidato dal sultano Said ibn Taymur, che tenne il paese in un limbo temporale quasi medievale, in cui pochissime conquiste del progresso moderno vennero introdotte.
Per capire l’arretratezza in cui si trovava l’Oman, si sappia che la radio venne diffusa solo dopo il 1970. La svolta, infatti, avviene nel 1970, quando Qaboos bin Said Al Said (il figlio del sultano, che aveva studiato in Inghilterra), si ribella al padre e attraverso un colpo di stato lo detronizza. Da allora per il paese è iniziata la propria rinascita: al tempo il nuovo regnante ha fatto partire riforme e aperture eccezionali per riuscire a portare la propria nazione, ricca di risorse naturali, a essere protagonista e conosciuta in tutto il mondo. Uno dei fondamenti primari di questa “Renaissance” (oltre alle aperture sociali e politiche, che fanno dell’Oman uno dei paesi islamici più tolleranti) il sultano Qaboos l’ha voluto centrare nella musica e nel suo insegnamento. Dopo l’apertura nel 1999 di uno spazio per concerti nel Forte di Al Faleij (a una sessantina di chilometri da Muscat, la capitale) e la nascita della Royal Oman Symphony – che Amadeus aveva a suo tempo raccontato – il sultano si è prefissato l’obiettivo di costruire, proprio a Muscat, un teatro d’opera degno della grande tradizione europea. Sogno che si è realizzato nel 2011 con l’apertura del sontuoso Royal Opera House Muscat, avvenuta il 12 ottobre scorso, davanti al sultano Qaboos (che raramente si mostra in pubblico e che con la sua presenza ha dimostrato quanto ci tenga al progetto), ad ambasciatori, uomini politici e personalità arrivate da tutto il mondo.
A inaugurare il teatro sono state chiamate due eccellenze italiane: l’Orchestra e il Coro dell’Arena di Verona e Franco Zeffirelli, che, insieme a Plácido Domingo in veste di direttore d’orchestra, hanno esportato in terra omanita la Turandot di Giacomo Puccini. L’apertura del teatro è un passo importante nella storia dell’Oman, ma in qualche modo anche nell’apertura della cultura araba verso l’occidente (e infatti amministratore delegato ad interim della Royal Opera House è Brett E. Egan, studi ad Harvard, direttore del DeVos Institute of Arts Management del Kennedy Center di New York). Una volontà ribadita da Said bin Khalfan Al-Harthy, Adviser on Information Affairs del Ministero dell’Informazione: «Con l’apertura del Royal Opera House Muscat il popolo omanita vuole dare un segno di pace, e lo fa attraverso la nascita di un luogo deputato allo scambio culturale». Architettonicamente il teatro mischia canoni stilistici arabi con influenze europee ed è stato costruito in un’area di quasi 80mila metri quadrati (in cui trovano spazio il palazzo che ospita il teatro principale, altri luoghi dedicati alla musica, parcheggi, un giardino, un centro commerciale con ristoranti e negozi). La sala principale può accogliere fino a 1.091 spettatori, con un palcoscenico di 460 metri quadri, ed è dotato anche di un enorme organo con 4.542 canne e del peso di 50 tonnellate, costruito dalla ditta tedesca Klais Orgelbau di Bonn. Quest’ultima caratteristica è forse unica per un teatro costruito in un paese arabo.
Dopo l’apertura pucciniana il teatro ha ospitato, tra gli altri spettacoli, i recital di Domingo (con la Royal Oman Simphony Orchestra), Renée Fleming (con la Royal Symphony Orchestra) e Andrea Bocelli (con la State Hermitage Orchestra), i corpi di ballo del Teatro alla Scala e del Mariinskij, l’Orchestra e il Coro della “Verdi” di Milano (impegnati in Carmen), il violoncellista Yo-Yo Ma, il trombettista jazz Wynton Marsalis con la Lincoln Center Orchestra, le cantanti Riham Abdul Hakim e Majida El Roumi, la prima egiziana e l’altra libanese. Al momento della stesura dell’articolo la programmazione per il 2012 non è stata ancora annunciata (sarà disponibile dalla fine di dicembre 2011 sul sito http://www.roh-muscat.org.om: sappiamo già però che il 17 e 18 gennaio sarà a Muscat l’Orchestra dell’Accademia della Scala di Milano diretta, la prima serata, da John Axelrod e successivamente da Massimiliano Caldi), ma Issam El Mallah, direttore della programmazione, ci ha anticipato che «ci saranno opere liriche, concerti solistici e sinfonici, musica e danza araba, flamenco, spettacoli dall’India, Marocco. Gli eventi avranno 30 provenienze diverse. Una varietà necessaria a fare sì che gli eventi che presentiamo possano interessare tutti i segmenti della società omanita e anche tutti i visitatori. La programmazione verrà selezionata seguendo questo criterio. Infatti, l’auditorium è stato costruito a Muscat per offrire l’opportunità agli abitanti dell’Oman di avere uno spazio dedicato a tutti gli eventi artistici. In questo modo le persone possono conoscere tutte le culture, quella araba, dei paesi sia dell’Est sia dell’Ovest, asiatica o africana. In questo modo si può mostrare alle persone l’arte in un mondo multiculturale. Il teatro si chiama Royal Opera House ma non è l’opera lirica il genere esclusivo a cui si dedicherà». Questa etereogenità di proposte e di pubblico che si vuole coinvolgere sono la concreta realizzazione del progetto culturale che già da tempo il sultano Qaboos bin Said Al Said ha intrapreso e che trova oggi compimento nella Royal Opera House Muscat, che, oltre all’apertura verso una visione del mondo musicale a 360 gradi, sarà anche il luogo dove verranno ospitate scuole di musica aperte ai giovani omaniti. Da un piccolo stato, un bellissimo esempio di ponte culturale che la musica può tracciare verso la convivenza pacifica e l’integrazione fra i popoli.
COME ARRIVARE.
Dai principali aeroporti italiani partono giornalmente voli per Muscat che fanno scalo a Francoforte, Dubai, Doha e Amsterdam. L’unico volo diretto parte da Milano Malpensa (durata 9 ore e 30) ed è della compagnia aerea Oman Air.
DOVE ALLOGGIARE. Certamente Muscat non è una meta per tutte le tasche, in città ci sono molti hotel di categoria superiore, mentre nei dintorni stanno nascendo resort che offrono la possibilità di scoprire le immense bellezze delle coste omanite come lo Shangri-La’s Barr Al Jissah Resort and Spa.
COSA VEDERE. Muscat è una città dalla storia molto antica, che presenta però tanti edifici di recente costruzione. Il suo fascino risiede soprattutto nell’attenzione a costruire senza deturpare il paesaggio. Nella capitale non si può non visitare la Grande Moschea. Completata nel 2001 vanta uno dei più grandi tappeti al mondo: 4.263 metri quadri, 21 tonnellate di peso, è stato tessuto in Iran e ha la particolarità d’essere un unico pezzo. Pur essendo stato ristrutturato in anni recenti, vale la pena andare a visitare anche il suk di Muscat, dove bancarelle e negozi offrono mercanzie come l’oro e l’argento antico (venduti a peso), bricchi per il caffé, pugnali con la lama ricurva e spezie di ogni tipo. Il vostro tour sarà sempre accompagnato dal profumo di incenso, che il popolo omanita ha l’abitudine di bruciare in un fornelletto di terracotta chiamato bakhoor.


