di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Nello spiegare l’ispirazione che ha portato a Folkrock, Michele Gazich va subito alla radice: «Senza Harry Smith non sarebbero esistiti i singer-songwriters, cioè i cantautori […], non sarebbe nato il folk-rock, e Massimo e io non avremmo suonato e cantato queste canzoni». Il riferimento è all’antologia seminale del 1955 che l’artista, pensatore collezionista statunitense (amico di Allen Ginsberg), assemblò con 84 brani tradizionali, registrati soprattutto alla fine degli anni ’20. Da lì prese spunto gran parte della musica degli anni a venire, almeno quella di stampo anglossassone, e che ancora adesso vive di vita intensa; nei brani di signori come Dylan, Cash, Springsteen, Hendrix, Browne, Morrison, anche se non direttamente si respira la stessa atmosfera dell’Anthology of American Folk Music di Smith. Tutto questo può essere letto come il lontano inizio e lo spunto da cui Massimo Priviero, rocker di indiscusso valore, e Michele Gazich, uno dei musicisti e arrangiatori più esperti, sono partiti per confezionare la loro piccola antologia.
Dodici covers “lette” a loro modo, spogliandole a volte della sontuosità della versione originale (come in House of the rising sun e Thunder Road), costruendo gli arrangiamenti attorno alla voce e alla chitarra di Priviero, gli archi di Gazich, e l’apporto di due strumentisti eccezionali come Fabrizio Carletto (basso) e Onofrio Laviola (tastiere). Il risultato è un disco sincero e stimolante per le scelte stilistiche e di repertorio adottate. I due artisti non sono andati alla ricerca dei brani più conosciuti, ma si sono soffermati su quelli che più potevano essere adattati alle loro esigenze, come in Hard rain’s a-gonna fall e Ring them bells (entrambi di Dylan), Give my love to Rose (Johnny Cash) e And the healing has begun (Van Morrison) e una insolita What a wonderful world (proprio quella cantata da Armstrong), in cui la voce graffiante di Priviero si contrappone da sola alla grazia del violino di Gazich.
Questo bell’album si completa con un libro di ben 96 pagine, in cui i due musicisti raccontano la propria vita professionale (Priviero) e le scelte artistiche e di repertorio (Gazich) che hanno portato alla realizzazione di questo disco. Una nota di merito va pure all’editore milanese Volo Libero che ha curato la stampa dell’album.
Folkrock
Massimo Priviero / Michele Gazich
DVL Dischi Volo Libero, distr. Self
