di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Di Piero Ciampi non si dovrebbe mai smettere di parlare; un po’ perché quando ebbe modo di esprimere la sua arte, tra il 1963 (anno di pubblicazione del suo primo album) e il 1980 (data della morte per un cancro alla gola), il cantautore livornese non riuscì mai a farsi conoscere dal grande pubblico, ostacolato dal suo carattere rissoso, che non scendeva a compromessi, e da un’industria discografica votata all’emarginazione di chi non stava alle regole.
Ora che sono passati più di tre decenni dalla sua morte il suo nome ritorna con più insistenza a circolare, se non tra gli ascoltatori abituali di musica, almeno tra gli addetti ai lavori, scoprendo così che l’arte di Ciampi, se pur sopita, è stata sempre presente nella cultura cantautoriale italiana. Primi fra tutti i benemeriti organizzatori e sostenitori dell’annuale Premio Ciampi, che da 18 anni si svolge a Livorno in autunno, e che ha visto nell’ultima edizione (intitolata La cultura non è un lusso) salire sul palco artisti come Eugenio Finardi, Marco Ferradini (con il suo bel tributo a Herbert Pagani), Claudio Lolli, Kenny White, Roberto Vecchioni e Morgan (quest’ultimo con il brano inedito Il denaro di Ciampi). Lo stesso Morgan si è spinto ancora oltre qualche settimana dopo, facendo cantare a Chiara Galiazzo il pezzo L’amore è tutto qui durante una puntata di X Factor: forse in una sola serata Piero ha avuto più ascoltatori che in tutta la sua vita!
Ma l’ombra del cantautore livornese, non è solo legata al Premio, perciò staccandosi da esso si può ritrovare tutta la disperata vita d’artista e d’uomo nel bel libro Piero Ciampi. Maledetto poeta di Gisela Scerman (Arcana, 2012, pagg. 285, € 19,50), ristampa ampliata di un volume della stessa autrice (uscito nel 2005) contenente interviste con molti amici del cantautore e artisti che con lui hanno lavorato o ne sono stati influenzati. Se poi questo non vi basta andate alla ricerca del libro introvabile Piero Ciampi. Tutta l’opera di Enrico de Angelis (Arcana, 1992), vera summa dell’opera ciampiana. Sembra tanto tutto questo per un cantautore cupo e intimistico, in ombra per molti anni, ma non è tutto, visto che gli omaggi non finiscono qui, e il prossimo mese ne segnaleremo altri due perché, come dice Fernanda Pivano «[…] quelle canzoni non mi sono più uscite dal cuore: “sei precipitato nella mia anima” e ci sei rimasto per sempre».