di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

La tradizione delle “ballate omicide” nasce attorno alla metà del XVII secolo in un’area che può circoscrivere tra Inghilterra, Scozia e Scandinavia. Come si può intuire facilmente il tema principale è l’omicidio. E in Murder Ballads, nono disco di Nick Cave accompagnato dai fedeli Bad Seeds) si contano 7 assassini, 3 assassine e 76 vittime (compreso un cane). In questo disco il musicista australiano riprende dieci brani della tradizione anglossassone e li veste con un fondo sonoro che dà pieno risalto ai testi (che ovviamente non nascondono nessun dettaglio, tanto da meritarsi in copertina il bollino “parental advisory explicit lyrics”), passando da dissonanze tumultuose a pacifiche melodie, atte a esprimere bene le varie sfumature del “noir”, o per meglio dire del “black”. Si è detto che i protagonisti dell’album sono assassini e vittime, e tra i loro nomi si trovano quelli di Henry Lee, Elisa Day, Katharine Blake, Stagger Lee, Mary Bellows e Lottie, personaggi di fantasia e mutuati dalle cronache.
Ad accompagnare Cave in due canzoni possiamo trovare le voci di Kylie Minogue (in Where the wild roses grow) e PJ Harvey (per Henry Lee), veri e propri “gentili” cammei nella crudezza del disco.

Murder Ballads
Nick Cave and The Bad Seeds
Mute Records, 1996