di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Come spesso accade il miglior riconoscimento lo si ha quando si è morti. Così pare anche per Prince. Vista la sua vita sempre al limite dell’eccesso, una delle prime ipotesi che si è avanzata come causa del decesso, è stata la morte per Aids. Tesi subito smentita, ma sta di fatto che proprio quella malattia fu a suo tempo la scintilla che fece creare a Prince il brano e poi l’album dal titolo Sign o’ the Times. Era già una star affermata quando il flagello dell’Aids diventò realtà a metà degli anni ’80. Identificata all’inizio di quel decennio, solo qualche anno dopo irruppe in maniera tragica nella vita di tutti. E da capace lettore della realtà che lo circondava l’artista di Minneapolis ne fu colpito. Apre il disco proprio conil brano Sign o’ the Times, cantando queste parole: «In Francia un uomo pelle e ossa è morto / di una grande malattia con un nome corto / Per caso la sua ragazza si è imbattuta in un ago / E presto ha fatto la stessa fine». Questo disco è considerato uno dei migliori dischi di Prince, e lui vi suona la maggior parte degli strumenti: chitarra, basso, drum machine TR-909; spaziando dal rock al pop, dal soul al funk. Lo stesso Prince ne cura la produzione, che come ovvio risulterà impeccabile e piena di spunti “sexy”.
Sign o’ the Times
Prince
Pasley Park / Warner Bros., 1987
