di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

All’inizio del 1991 ci rendemmo conto improvvisamente che al di là delle coste pugliesi esisteva una nazione chiamata Albania. Lo facemmo perché in pochi mesi nei porti di Brindisi e Bari arrivarono migliaia di emigranti provenienti da lì. Da molto tempo quella terra esisteva ma per una politica dittatoriale scellerata aveva deciso di chiudersi al mondo. E al mondo importava poco che cosa succedeva al di là del mare Adriatico. Come tutti i regimi che fondano il proprio potere sull’oppressione, quello albanese trovò modo di limitare la libertà anche attraverso la negazione e l’oblio della cultura che si contrapponeva ai dettami del regime. Così Korça (città situata nella regione centro-meridionale, vicino ai confini con Grecia e Macedonia), città ricca di storia e di cultura venne emarginata a vantaggio di Tirana che più poteva essere plasmata a somiglianza della dittatura. La stessa sorte toccò alla tradizione della musica urbana di Korça, che ebbe modo di mantenersi viva attraverso l’insegnamento orale.
Nicola Scaldaferri, curatore insieme a Mikaela Minga di questo libro con cd, spiega le caratteristiche di questa musica: «Per chi non ha familiarità con quel tipo di fenomeni, le canzoni di Korça a un primo ascolto possono costituire un’autentica sorpresa. Lontana infatti da quei tratti che spesso finiscono per configurarsi come stereotipi musicali, quella di Korça è una raffinata tradizione con la prevalenza di una vena melodica, dove elementi di derivazione orientale e balcanica, si fondono con una sensibilità di tipo occidentale, ed elementi basati su forme di creazione collettiva si presentano caratterizzate anche da rielaborazioni autoriali sia sul piano dei testi poetici che della musica». Insomma poco a che vedere con il filone balcanico più famoso, ma più vicino al rebetiko, con inserimenti di valzer, e a volte anche dello stile “serenata”. In questo contesto di ricerca è nata questa pubblicazione, in cui sono protagonisti la musica di Korça, ma soprattutto la voce di Spanja Pipa: limpida e ispirata ancora oggi (ha 78 anni), come possiamo immaginare fosse quando il regime volle nasconderla; e che ci ricorda le voci melodiche italiane del dopoguerra. All’ascoltatore del 2000 può sembrare un salto temporale enorme, ma vale la pena farlo per non perdere la memoria.

Spanja Pipa. La canzone urbana di Korça
a cura di Mikaela Minga e Nicola Scaldaferri
Squilibri, 2015, pagg. 80 + cd