di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Figlio di esuli spagnoli, scappati dalla dittatura di Francisco Franco, José-Manuel Thomas Arthur Chao si fece le ossa nelle banlieues parigine suonando per strada con fratello e cugino. Il luogo ideale, a metà degli anni ’80, per entrare in contatto con una moltitudine di etnie e culture che diverrà la culla per la nascita di Mano Negra, collettivo meticcio di “rebel rockers”. Un’esperienza che durò fino al 1995 e permise a Manu Chao di viaggiare per tutta l’America Latina portando in giro la propria musica insieme a progetti di solidarietà, facendo diventare il gruppo famosissimo in quelle terre e in Europa, e facendo coniare per la loro musica il termine “patchanka”. Esaurita l’esperienza con i Mano Negra, Chao intraprende da solo una serie di viaggi che lo porteranno in Africa, Spagna e ancora in America Latina, e a suonare soprattutto nei centri sociali. Quattro anni di vagabondaggio, ma soprattutto di arricchimento musicale: primo disco solistico, Clandestino. Qui si raccoglie tutta l’esperienza musicale accumulata, in cui si mescolano rhythm ‘n’ blues, ska, flamenco, rap, rockabilly, funk, reggae, rock ‘n’ roll, salsa, hip hop, rai. Basterebbe ascoltare soltanto la title track: un inno alla multicultura.
Clandestino
Manu Chao
Virgin, 1998
