di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)
Chi è un po’ appassionato di cinema sicuramente conosce Billy Bob Thornton, magistrale interprete di film di cassetta (come Armageddon e Bandits) e d’autore (come L’uomo che non c’era dei fratelli Coen). Chi invece ama il gossip lo conosce per la sua burrascosa relazione con Angelina Jolie (sua moglie per qualche anno). Ma prima di diventare tutto questo Billy Bob è stato musicista, più precisamente un batterista (dopo aver visto Ringo Starr con i Beatles al “The Ed Sullivan Show”).
Dal suo esordio discografico, lo stupendo Private Radio, sono passati due anni e Thornton torna con questo The Edge of the World: un disco maturo e personale, in cui la storia d’amore e di morte del suo amatissimo fratello Jimmy Don, scomparso qualche anno fa, si intreccia/sovrappone con la sfortunata esperienza matrimoniale con Angelina Jolie.
Al fratello dedica l’intero disco con la frase «It should have been me (Doveva succedere a me)», così da segnare ancor di più la profonda simbiosi dei loro due destini (che si diversificano soltanto nella morte). The Edge of the World è anche per questo un piccolo concept-album, almeno nei primi sei brani, in cui l’attore/cantante statunitense ripercorre la vicenda del fratello: l’inizio della storia d’amore (la “solare” Emily), la crisi della vita di coppia (Everybody Lies: questo brano e il precedente sono stati scritti da Jimmy Don), l’abbandono da parte della compagna (Island Avenue), la sua ricerca e il nuovo incontro (The Desperate One), la nuova crisi (Everybody’s Talkin’: stupenda cover del brano principale del film Un uomo da marciapiede) e la morte per una crisi cardiaca (Fast Hearts). A coronare questo sestetto di canzoni l’artista ripropone in modo molto struggente Baby Can I Hold You di Tracy Chapman, brano che sembra voglia saldare il dualismo delle vicende. Ma è in tutto il disco che l’intreccio tra i fratelli si ripresenta.
Musicalmente Thornton si rifa alla tradizione del più autentico roots rock sudista, in cui i suoni country, blues e dello stesso rock, si mescolano. Si passa così da The Desperate One, in stile Mellecamp, a Pieces of a Man e alla title track, venate di atmosfere folk, dall’esperimento psichedelico-soul di Do God Wop (con le chitarre stile anni ’70), alle country Savior e Midnight Train. A impreziosire questo ottimo disco Billy Bob ha chiamato ospiti illustri come il compianto Warren Zevon, l’“eagle” Joe Walsh e il produttore/musicista Daniel Lanois, “anima” dei migliori U2.
The Edge of the World
Billy Bob Thornton
Sanctuary Records, 2003
