di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

La produzione musicale nostrana a volte nasconde dei veri e propri tesori, che solo all’estero vengono scoperti; così bisogna sorprendersi che la prestigiosa rivista Songlines (una delle più autorevoli nel campo della world music) includa Arkeology nella classifica dei dieci cd più belli al mondo, per i mesi di marzo e aprile 2007.
Trilok Gurtu, per chi non lo conoscesse, è uno dei più apprezzati percussionisti sulla scena; indiano di nascita, ha collaborato con i maggiori jazzisti internazionali (ma anche con Ivano Fossati), sviluppando negli anni una sensibilità musicale che ha come caratteristica il contagio tra le culture. E non c’è da sorprendersi che Gurtu trovi nei musicisti dell’Arké String Quartet (uno dei più straordinari e dotati ensemble italiani) degli stupefacenti complici.
Arkeology è veramente fulminante: mai una nota fuori posto, con tempi musicali e interventi precisi e una “confidenza sonora”, tra i musicisti, che sorprende fin dal primo ascolto. Questo non è il solito disco in cui due differenti culture si incontrano, ma va molto oltre, costruendo un suono che annulla, se ci fossero, le giunture tra due mondi che paiono diversi, e che apparentemente sembrano contrastanti. Il jazz-etnico di Gurtu crea “disegni” sorprendenti sulla “stoffa” sonora classica tessuta dalla bravura dell’Arké String Quartet.

Arkeology
Trilok Gurtu-Arké String Quartet
Machiavelli Music / Promo Music, distr. Egea