di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Con il passare del tempo e con il sovrapporsi di una miriade infinita di ascolti, poche cose stupiscono subito; e ci si trova sempre più in difficoltà a ritrovare l’emozione della novità. È anche vero che è sempre più difficile creare qualcosa di originale, inventare sonorità che possano aprire altri orizzonti, per cui a volte ci si stupisce di scoprire cose già sentite, e di trovarle interessanti.
Questo è il caso di Oceana di Till Brönner (prodotto da Larry Klein, marito di Joni Mitchell), un disco che si può definire easy listening, ma che in esso racchiude un’intensità sonora coinvolgente. «Non c’è alcuna necessità per me di rivoluzionare la musica», afferma Brönner, «poiché tutto è stato già fatto. […] Ogni canzone suona in maniera diversa, in ogni concerto gli assoli sono differenti. Questa per me è improvvisazione, ed è una cosa fondamentale, indipendentemente dal fatto che si tratti di jazz, di pop, di funk, di hip-hop o musica classica».
Brönner è uno dei trombettisti jazz più promettenti della scena internazionale, sicuramente più famoso in patria (e sulla scena newyorkese). Nato nel 1971 a Viersen (Germania), cresciuto a Roma, ha avuto una formazione musicale di tipo classico, fino a quando ha incontrato sulla propria strada Louis Armstrong e Charlie Parker. «Ascoltando per la prima volta Bird ho vissuto un’esperienza incredibile», racconta Brönner, «quell’insieme di suoni era una cosa nuova per me. Avevo 13 anni e ho provato una sensazione quasi erotica. Ho pensato che fosse addirittura indecente. In quel momento la musica era per me come una donna».
Dalle sue prime “infatuazioni” il trombettista tedesco ha cambiato sicuramente percorso, abbandonando la strada del bebop per un jazz più tranquillo e “patinato”, alla Chet Baker e Chris Botti. Tanto è vero che per questo disco Brönner ha voluto accanto a sé tre popolari cantanti del panorama “soft” internazionale: la brasiliana Luciana Souza (in Pra Dizer Adeus di Edu Lobo e Torquato Neto), la canadese Madeleine Peyroux (in I’m So Lonesome I Could Cry di Hank Williams) e l’italiana Carla Bruni (In My Secret Life di Leonard Cohen e Sharon Robinson), quest’ultimo un incontro nel quale la soavità della voce della Bruni s’insinua con grazia negli interventi del trombettista. Ma in ogni modo è soprattutto nei brani strumentali che Brönner rivela a pieno le sue capacità di fine tessitore “romantico”, come in Danny Boy, Bumpin’ e Subrosa, in cui, oltre alla tromba, spicca il tocco magico del piano e dell’organo hammond di Larry Goldings.

Oceana
Till Brönner
Naïve, distr. Spin-go!