di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Profumi di luoghi affacciati sul mare Mediterraneo, atmosfere sospese trasuoni e melodie nate dalla stratificazione di culture millenarie, che sulle coste dell’Italia meridionale hanno trovato terra fertile per costruire casa e mischiarsi, inventando e rinventandosi per riuscire acrescere. Questi sono i “sa-pori” e le “visioni” di tre cd, lontani dai climi natalizi, che hanno come sfondo la Sicilia e Napoli.
Con l’album Accabbanna di Olivia Sellerio e Pietro Leveratto (Egea Records, distr.Egea) entriamo nell’ambiente raffinato del jazz dotto che con magia e suggestione riesce a rienterpretare gli umori della tradizione popolare, mescolando il sole, la malinconia, il caldo, la fame, la penuria d’acqua, il lavoro, i tradimenti e la miseria che da secoli si consumano nei vicoli delle città siciliane. “Accabbanna” infatti, in siciliano, significa “da queste parti”, come voler raccontare la vita di questo angolo di mondo. Cantato tutto in dialetto, il disco è il punto d’incontro tra la “delicata” voce della Sellerio, l’arte di elaborare intrecci sonori di Pietro Leveratto e l’immensa ricerca musicale e antropologica di Elsa Guggino (che con uno scritto introduce e commenta il lavoro). Da segnalare all’interno del booklet (curato nei minimi particolari) la presenza delle foto eccezionali di Enzo Sellerio, padre della cantante, e un brano (Latri di passu) scritto da Andrea Camilleri.
Rimanendo nella stessa isola affacciata sul Mediterraneo, ci spingiamo fino a Trapani dove il progetto dei Charamira trova un punto d’approdo, dopo quattro anni di lavoro, nel disco Adrenalina (R.W.M., distr. Edel). Formato da tre musicisti provenienti da esperienze molto differenti, Chicco Allotta (piano e voce), Vito Morello (chitarre e violino) e Guido Cipolla (percussioni e voce), il gruppo siciliano propone un sound pieno d’energia, che cerca di fondere il ritmo e la vitalità della musica popolare dell’isola (da sempre contaminata) con le influenze più moderne che arrivano dalla Giamaica e dall’Africa, rivisitate in chiave mediterranea), per sconfinare nel pop, nell’elettronica e nella canzone d’autore italiana. Adrenalina è cantato in italiano e siciliano, e anche per questo l’album si fa apprezzare, per essere un bell’esempio di “meticciato” sonoro tra Europa e Africa.
Città da sempre aperta a recepire i nuovi “spiriti” che passano tra le sue strade, Napoli ha saputo da sempre insegnare e rivestire di nuovi “abiti” le sonorità che approdavano nel suo porto. E proprio questa caratteristica che ritroviamo in 7 e mezzo, l’ultimo lavoro di Marco Zurzolo (Egea Records, distr.Egea), sassofonista or-mai affermato, che ha saputo intrecciare il jazz con la melodia napoletana. L’artista partenopeo non è nuovo a cercare spunto nella quotidianità della tradizione, e su questa strada anche in questo disco troviamo una vena jazzistica, forse non troppo raffinata, ma che sifonda sul “calore” dell’improvvisazione venata dalla “melodia popolana”, per cui autentica, della sua città e della sua regione. In 7 e mezzo l’artista napoletano si fa aiutare da sette musicisti di notevole caratura e da due ospiti (Marc Johnson e Gabriele Mirabassi) che impreziosiscono il già notevole livello del disco.
Pur non essendo tre proposte tipicamente natalizie, i lavori mediterranei di questi artisti potrebbero, per un momento, far scivolare l’atmosfera delle feste verso panorami inconsueti.
