di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Era forse il più schivo e riservato dei “vecchietti” della ‘compagnia’ Buena Vista Social Club e, quasi senza voler disturbare nessuno, all’alba dell’8 dicembre 2003 Rubén González è morto nella sua casa dell’Avana a causa di complicazioni renali e polmonari.
L’immagine che tutto il mondo conosce dell’artista cubano è quella che il regista Wim Wenders ha immortalato nel suo film dedicato alla musica dell’isola caraibica: un uomo minuto di 77 anni, seduto a suonare il pianoforte circondato da bambine, in un’immensa sala di una scuola da ballo.
Nato il 26 maggio 1919 a Santa Clara de Cuba, Rubén iniziò a suonare il pianoforte in tenerissima età, diplomandosi nel 1934 al Conservatorio Cienfuego. Qualche anno più tardi si iscrisse alla Facoltà di Medicina, pensando di poter, dopo la laurea, fare il medico durante il giorno e il musicista la notte; ma già all’inizio degli anni ’40 il suo amore per il pianoforte lo portò a dedicarsi completamente all’attività di musicista. Entrato a far parte della band di Arsenio Rodríguez, sviluppò una tecnica in cui il piano aveva un ruolo più ritmico, impreziosita dal frequente uso di improvvisazioni ‘percussive’. Dopo aver girato il Sudamerica con varie band, all’inizio degli anni ’60 diventò il pianista di Enrique Jorrín, il creatore del cha cha cha. In seguito alla morte di quest’ultimo, avvenuta a metà degli anni ’80, a González fu offerto il posto di leader, ma lui rifiutò, decidendo di ritirarsi dalle scene, senza neppure possedere un pianoforte su cui ripassare le note del suo amato Chopin. A volte gli veniva chiesto il perché non suonasse, anche solo di tanto in tanto, e lui, per non dire che gli impresari si erano dimenticati del suo straordinario talento, ha sempre risposto che soffriva d’artrite. Ma era un’amara bugia.
La ‘pensione’ però non si addiceva a Rubén; così nel 1996, insieme con Omara Portuondo, Eliades Ochoa e Ibrahim Ferrer (altri tre musicisti che faranno parte del Buena Vista Social Club), fonda gli Afro-Cuban All-Stars. È il prologo del progetto che l’anno successivo li farà conoscere, insieme a Compay Segundo, in tutto il mondo. Sull’onda del successo González incide nel 1997, in soli due giorni, il suo primo album a suo nome: Introducing… Rubén González. Inizia così una piccola carriera solistica che lo porterà a intraprendere varie tournée e a incidere un altro disco nel 2000. Nell’ultimo periodo le sue sempre più precarie condizioni fisiche non gli hanno più permesso di esibirsi, e la morte, sopravvenuta all’età di 84 anni, ha privato il mondo della sua poesia musicale, cerniera tra il sound cubano e il jazz statunitense.
