di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeusonline)
Vico Chamla se ne andato in silenzio, in modo leggero, proprio come si muoveva all’interno delle sale da concerto in cui veniva chiamato a fotografare. Se gli anni d’oro della musica classica milanese saranno ricordati e tramandati alle future generazioni lo dovremo anche alla sua sapiente arte. Vico è stato anche scultore e designer (sue le stupende installazioni di BlueTube, progetto multimadiale andato in scena nel marzo di quest’anno in occasione del World Water Day). Nelle sale da concerto milanesi, che fosse il Conservatorio (Serate Musicali, Quartetto, Società dei Concerti, Milano Musica), oppure il Monastero Maggiore di San Maurizio, lo conoscevano tutti, e tutti sono stati affascinati da come sapesse racchiudere in uno scatto l’anima dell’artista.
Vico era una persona lieve, nell’animo e nel suo mestiere, sapeva compiere il suo lavoro senza disturbare, avendo estrema cura del soggetto e della musica che stava fotografando. Infatti come accade solo per i grandi fotografi, i suoi scatti restituivano oltre all’immagine anche il suono.
Grande per lui è stata la stagione di Musica e Poesia a San Maurizio, iniziativa culturale nata dalla mente di Sandro Boccardi, che per trent’anni (fino al 2006) aveva impreziosito la cultura milanese. In quelle occasioni ebbe modo di fotografare tutti i maggiori protagonisti della scena della musica antica mondiale. Quando poi la rivista Amadeus decise di far rinascere quella rassegna, alla serata di inaugurazione (che divenne purtroppo l’unica per il completo disinteresse di sponsor e enti pubblici), si decise di chiamare lui per immortalare l’evento. Stessa scelta fu fatta per il concerto che la rivista organizzò alla Scala di Milano in sostegno dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese dopo il terremoto del 2009 a L’Aquila.
Con Vico se ne va un amico e un artista di rara sensibilità e umanità.
