di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Prima donna in Italia a diplomarsi in chitarra classica (nel 1959 a Santa Cecilia a Roma, studiando anche strumenti a corda antichi), poi allieva di Andrés Segovia. Figlia d’arte: il padre era Giovanni Salviucci, uno dei massimi compositori della sua epoca (morto lo stesso anno della sua nascita), la madre Ida Parpagliolo, anche lei autrice e una delle prime donne in Italia a dirigere un’orchestra. Partendo da qui Giovanna Marini ha saputo superare i confini e le restrizioni dei generi musicali, portando il rigore dello studio classico nel mondo folk. Riconosciuta come la più poliedrica cantautrice e compositrice italiana contemporanea, ha contribuito alla valorizzazione del canto di protesta e della musica popolare, attraverso ballate, oratori, opere, cantate, musiche per teatro e cinema; fondando nel 1975 la Scuola popolare di musica di Testaccio.
Per comprendere meglio l’importanza di Giovanna Marini (che lo scorso gennaio ha compiuto 80 anni) ci si può affidare al volume che il giornalista Paolo Crespi le dedica. «Non sono il suo biografo, ma volevo dare il mio contributo alla comprensione superando alcune delle etichette che hanno portato in passato a ridurre la sua figura e soprattutto la sua complessità artistica», spiega Crespi. Il risultato è un percorso molto ben articolato in cui vengono raccontati tanti degli aspetti caratteristici della carriera della Marini. A questo si integrano una piccola sezione antologica e discografica e gli interventi di personaggi come Vinicio Capossela, Ascanio Celestini, Elio De Capitani, Francesco De Gregori, Pippo Delbono, Dario Fo, Citto Maselli, Giuseppe Morandi, Moni Ovadia, Marco Paolini, Sandro Portelli, Umberto Orsini, Antonella Talamonti, che hanno lavorato con lei.
Ma basta leggere le parole della stessa Marini (riportate da Crespi) per capire bene il suo approcio “laico” al mondo musicale: «Ma io ho paura a spiegare l’altra cultura, ho paura di cadere nell’equivoco di mettere la cultura del popolo come antitetica a quella dei signori, mentre il discorso è più sottile, finisce che dovremmo sputare su Beethoven e osannare la vecchietta mondina, mentre l’uno e l’altra, a livelli diversi di tecnica e ispirazione, usano l’espressività e la creatività a loro disposizione, tanto che spesso l’uno attinge all’altro».
Io vorrei. La lezione di Giovanna Marini
Paolo Crespi
Castelvecchi, 2017, pagg. 187, € 18,50
