di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Con i nostri “cugini” francesi fin dai tempi delle guerre tra galli e romani, i rapporti sono sempre stati altalenanti. Invidia e ammirazione, amore e odio, competizione e collaborazione. Le nostre culture si sono influenzate da sempre. Spesso il suolo francese è stato rifugio per gli italiani, sia per la ricerca di lavoro che per protezione politica. Nella musica questa dualità è stata sempre molto forte: Yves Montand, Serge Reggiani, Riccardo Cocciante e Dalida (alcuni dei più famosi cantanti, ma anche attori francesi, sono italiani), e anche personaggi come George Brassens, Edith Piaf, Nino Ferrer, avevano origini nel nostro paese. E per ultimo bisogna anche ricordare che artisti come Paolo Conte e Gianmaria Testa hanno prima trovato fama sul suolo d’oltrealpe che qui da noi; dando lustro alla nostra tradizone di canzone d’autore, anch’essa molto influenzata da quella della tradizione francese (oltre che anglosassone).
Quindi questo forte legame non dovrebbe far risultare strano che uno straordinario artista come Giangilberto Monti (che ha studiato con Cathy Berberian e recitato con Dario Fo e Franca Rame), abbia già da tempo scelto di dedicare la propria produzione alla chanson française. Così il musicista e scrittore milanese dà seguito al suo fortunato libro (uscito nel 2018 per Miraggi, con lo stesso titolo di questo disco), dedicando alla canzone francese la sua personale interpretazione, senza però alterare la trama che lega musica e poesia, teatro, jazz, cinema e politica, caratteristica della forma canzone d’oltralpe. Ad accompagnare Giangilberto Monti è la pianista Ottavia Marini, che duetta con lui, passando dall’italiano al francese, pescando dal repertorio delle più belle “chansons des maudits”: dalle canzoni canaglia di Bruant (Allo Chat Noir) alle provocazioni poetiche di Gainsbourg (Il controllore del metrò), passando per i testi disperati e barricaderi di Leo Ferré (Parigi canaille), l’ironia di Vian (Egregio Presidente) e Brassens (Il gorilla), le strofe strappalacrime di Georges Moustaki (Lo straniero) e Charles Trénet (Que reste-t-il de nos amours?), così come le rock ballad di Renaud (Il venditore di ciotoli). Ma questi sono solo alcuni brani che il duo Monti/Marini ci aiuta a riscoprire, in un repertorio di infinita bellezza.

Maledetti francesi
Giangilberto Monti, Ottavia Marini
Freecom, 2019