di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
In questo spazio ci sarebbero potuti stare altri album di Francesco De Gregori, forse musicalmente più ricchi, con liriche più dirette e “comprensibili”, ma Rimmel ancora oggi è una tappa fondamentale nella carriera del songwriter romano, e anche nella storia della canzone d’autore italiana. Per spiegare la sua importanza possiamo citare quello che anni fa scriveva Paolo Vites: questo disco «ha saputo conniugare la nuova lezione giunta dai cantautori americani con la melodia classica di casa nostra, superando gli ormai stantii riferimenti alla canzone francese». Con Rimmel si apre uno spiraglio apparentemente più “leggero”, in anni in cui il contenuto politico nei testi, era molto presente, tanto che De Gregori fu “processato” pubblicamente durante un suo concerto milanese, nel 1976. È soprattutto un disco pieno di belle canzoni (anche politiche!). Accanto a sé il cantautore volle il gruppo dei Cyan (quattro ottimi musicisti) e la chitarra classica di Renzo Zenobi. L’impatto sonoro è scarno ma anche immediato. Nascono così pezzi storici come Buonanotte fiorellino, Pezzi di vetro, Le storie di ieri, Pablo (con Lucio Dalla coautore della musica), Il Signor Hood (dedicata a Marco Pannella), e ovviamente Rimmel.
Rimmel
Francesco De Gregori
Rca, 1975
