di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Forse Ivan Graziani non ha avuto i riconoscimenti che meritava. Chitarrista molto apprezzato venne chiamato da Battisti, De Gregori e Venditti nel 1976 a collaborare in studio d’incisone con loro. Nello stesso anno il cantautore e chitarrista abruzzese iniziò a pubblicare per l’etichetta Numero Uno di Mogol e Battisti. Dopo l’uscita di due album che ebbero successi contrastanti, nel 1978 pubblicò Pigro, suo sesto album in studio. Otto canzoni con un tema comune: la pigrizia. Ma il riferimento non è all’inerzia fisica, nel disco si raccontano otto ritratti di vite sopraffatte dall’indolenza e dalla pigrizia mentale. «Pigrizia vuol dire menefreghismo, incomprensione, significa restare vittima dei mezzi d’informazione, senza mai approfondire nulla; violenza è anche disinformazione». Parole profetiche quelle di Graziani, che anche oggi suonerebbero attuali. Le canzoni del disco sono decisamente rock: nervose, con un uso graffiante delle chitarre (per la maggior parte acustiche), una sezione ritmica precisa e gli interventi del sax su un tappeto sonoro creato dalle tastiere. Un insieme che ben si adatta ai testi “crudi”, dalle rime non facili. Così si snodano pezzi famosi (Pigro, Monna Lisa, Paolina), ma anche meno conosciuti (Gabriele D’Annunzio, Fango, Sabbia nel deserto).
Pigro
Ivan Graziani
Numero Uno, 1978
