di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Milano, Roma, Bologna. Queste sono le tre città in cui il giovane Jimi Hendrix, dal 23 al 26 maggio 1968, ha suonato. Gli unici concerti italiani che si inserirono in un luogo tour intrapreso a cavallo delle registrazioni di Electric Ladyland; terzo e penultimo disco nella breve vita di quello che forse è il più grande chitarristica rock della storia. Statunitense di Seattle, Jimi iniziò a farsi conoscere in Inghilterra (dove incise i primi due album grazie a Chas Chandler) per poi tornare in patria, e fermarsi a New York. Investito dalla varietà culturale che la città poteva offrire, e dalla possibilità di suonare nei locali con Eric Clapton, Maddy Waters, Howlin’ Wolf, trovò terreno fertile per nuove idee. Per le registrazioni di Electric Ladyland, oltre ai suoi fidati “compagni” Noel Redding e Mitch Mitchell, si avvalse di molti altri strumentisti (tra cui Stevie Winwood, Al Kooper, Buddy Miles e Jack Cassidy), che resero l’album ricco di un suono maturo, dove Hendrix riuscì meglio a esprimere le sue capacità, di performer e di compositore. Ne sono testimonianza brani quali Have You Ever Been (To Electric Ladyland), All Along the Watchtower (cover di un brano di Dylan), Voodoo Child (Slight Return), Gypsy Eyes, Crosstown Traffic.

Electric Ladyland
Jimi Hendrix Experience
Reprise, 1968