di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Ogni decennio ha avuto alcuni caratteri distintivi: quelli degli anni ’80, in campo musicale, sono stati l’introduzione massiccia dell’elettronica, la nascita della registrazione digitale e del cd. Fattori che molto spesso fanno ritenere quel decennio meno interessante di quelli precedenti, dove il suono era più “sporco” e meno rarefatto. Sarà pure, ma senza quell’evoluzione tecnologica forse un “gioiellino” come The Nightfly non l’avremmo avuto. Donald Fagen arrivava dall’esperienza sensazionale dei Steely Dan, che per un decennio portarono il pop rock sofisticato in cima alle classifiche. Per il suo disco d’esordio da solista accanto a lui volle molti musicisti (tra cui Jeff Porcaro, Michael e Randy Brecker e Marcus Miller): il risultato è il primo album registrato interamente in digitale, con una perfezione sonora che ancora oggi viene utilizzata per testare la qualità degli impianti hi-fi (soprattutto lp). The Nightfly è un concept album incentrato sulle fantasie di un ragazzo di periferia tra anni ‘50 e ’60, in cui sonorità jazz, pop, blues, funk, soul si abbinano alle utopie e le paure di quel periodo. Ne sono d’esempio i brani come I.G.Y. (sulla nuova frontiera kennedyana), New Frontier (sull’inquietudine della Guerra Fredda) e The Goodbye Look (sulla labile minaccia cubana).
The Nightfly
Donald Fagen
Warner Bros Records, 1982
