di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Basterebbe solo la copertina per renderlo un disco memorabile. Realizzata da Robert Crumb, illustratore di personaggi grotteschi, disegnati come animali antropomorfi (il più famoso è Fritz il gatto). Se poi a questo aggiungete una delle voci femminili che più ha rivoluzionato il panorama rock, il capolavoro è confezionato. Janis Joplin è tanto importante che questo album, uscito a firma della band Big Brother and the Holding Company, spesso viene attribuito a lei. Ma forse è giusto che sia così: nella sua breve vita (solo 27 anni) tutto quello ha toccato è diventato “oro”. Solo due album hanno legato il gruppo di San Francisco alla Joplin, ma è in questo che la magia è scoccata in tutta la sua grandezza. I 7 brani del disco sono pura energia. La voce di Janis graffia, incide, scalpella, tocca in modo esplicito l’anima e il corpo (anche dal punto di vista sessuale), raggiungendo livelli ancora oggi inimitabili. Creando l’icona della rock woman: dannata, eccessiva, fuori dagli schemi, che poteva essere messa sullo stesso piano delle colleghe cantanti di blues nere. Per capire meglio basta riferirsi ai brani Summertime (quello dei fratelli Gershwin e di DuBose Heyward), Ball and Chain (di Big Mama Thornton), Piece of My Heart (Bert Berns / Jerry Ragovoy) e Turtle Blues (firmata dalla Joplin).

Cheap Thrills
Big Brother and the Holding Company
Columbia Records, 1968