di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
In questi ultimi anni i vinili stanno tornando nelle nostre case. Come per magia, vecchi scatoloni impolverati tenuti in cantina, tornano a galla ripopolando le librerie, e dandoci ancora la gioia di riscoprire suoni e ricordi perduti, ma anche gesti che ci hanno accompagnato nella nostra educazione musicale. Chi di noi non si è “tuffato” nei contenitori dei negozi, mercatini e tra gli scaffali delle case degli amici, per scoprire qualcosa di nuovo? Oppure, in questo ultimo caso, per capire meglio i gusti, la psicologia, le tendenze culturali e politiche di chi ci stava ospitando.
«Alla fine degli anni ’80 vivevo ancora a Lecce. I miei vicini di casa erano appassionati di canzone d’autore, ed essendo molto gentili, mi lasciavano frugare fra i loro dischi. Ora si dà il caso che la loro figlia studiasse russo, e possedesse un vinile di Okudžava, ma io all’epoca non ero in grado di decifrarne nemmeno il nome. Ricordo con precisione ciò che mi disse per dissuadermi: “è come ascoltare de André in russo… se non capisci le parole non ha senso”». Così Alessio Lega scoprì il poeta, scrittore e autore di testi per cinema e teatro, Bulat Šalvovič Okudžava (1924-1997): padre della canzone d’autore russa, che ben ha descritto la complicata storia dell’Unione Sovietica post-staliniana.
Da quei giorni pugliesi Lega ne ha fatta molta di strada, divenendo uno dei maggiori punti di riferimento della conservazione della canzone di protesta italiana e internazionale, divenendo lui stesso autore di un repertorio di forte impatto sociale. Così l’incontro fortuito con Okudžava, il ritrovamento a Parigi di alcuni vinili con le traduzioni in francese, e la collaborazione con Giulia De Florio (docente di letteratura russa), hanno spinto Lega a pubblicare un disco con 20 canzoni di Bulat tradotte in italiano. In questo modo si ha la possibilità di apprezzare la raffinatezza di un repertorio quasi dimenticato, dove melodie semplici accompagnano storie minime di una stagione di tensioni e speranze vissuta da un intero popolo. Ascoltando le canzoni di Okudžava ci si trova in presenza di un artista che non ha nulla da invidiare ai protagonisti della grande canzone d’autore come Georges Brassens, Léo Ferré, Fabrizio De André e Atahualpa Yupanqui, ma nel contempo anche alla tradizione narrativa russa.
Nella corte dell’Arbat. Le canzoni di Bulat Okudžava
Alessio Lega
Squilibri, 2019, cd+libro, pagg. 48, 2019, € 15,00
